Contributi filosofici

Per inviare articoli utilizzare il FORM in fondo alla pagina

PER ACCEDERE AI CONTENUTI CLICCARE

Filosofia e Politica
Riflessioni sul ruolo della cultura nello Stato, sui diritti naturali, sul buon senso e sulla ragione…-di Marisa Marraffino
Riflessioni sul ruolo della cultura nello Stato, sui diritti naturali, sul buon senso e sulla ragione… Il nostro Paese fonda le proprie basi sul positivismo giuridico, un sistema articolato fatto di norme vincolanti che finiscono per limitare di fatto i diritti naturali dell’individuo e l’interpretazione stessa degli operatori del diritto. Difficile parlare di buon senso, di discrezionalità in un sistema di fonti così rigido che, a differenza dei sistemi di common law, preclude la naturale sinergia tra società e diritto. Se da un lato la riserva di legge, spesso assoluta, garantisce la certezza del diritto, dall’altro crea un sistema paralizzato dalle sue stesse norme. Uno Stato che diventa immobile, vittima del suo stesso assolutismo giuridico, spesso ottuso, che nasconde dietro le sue leggi un’incapacità di adattamento al tempo che cambia, non garantisce di fatto i principi fondamentali dell’uomo, cristallizzati nella Costituzione e mortificati nei fatti e nelle applicazioni pratiche della giustizia. La sfida del pensiero giuridico moderno dovrebbe stare tutta in questa aspirazione al cambiamento, all’adattamento al flusso del tempo che scorre e che non dovrebbe mai vanificare i valori pluralistici della Costituzione repubblicana. Si parla spesso di “giusto processo”, di contraddittorio e di diritti inviolabili che dovrebbero essere garantiti a tutti i livelli. Invece, si applica e si vive ogni giorno un processo fatto con poche risorse, poche indagini e soprattutto pochissime garanzie. Un processo in cui spesso le leggi si rivelano sorde al buon senso e finiscono per rivelarsi paradossali, addirittura crudeli, completamente insensibili ai diritti naturali. E i tribunali diventano dei gironi in cui tutti i giorni si muovono magistrati, avvocati e comuni cittadini in cerca di risposte. Che a volte arrivano, la maggior parte delle volte no. Spesso la macchina si blocca e allora ognuno cerca di capirci qualcosa. Alcuni rinunciano alle cause prima della fine dei processi, altri li vincono, ma poi non riescono a vedere soddisfatti i propri diritti. Poi tutti confluiscono ancora una volta nelle aule dei tribunali e nelle cancellerie, affollate fino all’inverosimile di richieste e istanze, che spesso si inabissano, si perdono o finiscono nel dimenticatoio del tempo perso, delle cose inutili. E’ contro questa impotenza che dovrebbe lottare il pensiero moderno, per cercare soluzioni, vie alternative all’immobilismo giuridico. La fonte duttilissima del pensiero dovrebbe poter combattere le mancanze di un sistema processuale che al contrario è rigidissimo e formale, nel quale rischiano di rimanere intrappolati e completamente vanificati i diritti naturali del singolo. E’ proprio la forza della cultura, del confronto, della riflessione che dovrebbe aiutare a superare la mancanza di un sistema legislativo che spesso col suo rigore formale finisce per non garantire la libertà di iniziativa economica del cittadino, il suo diritto a difendersi, a esprimersi, a far valere il proprio diritto ad un’espressione completa e veramente libera. Là dove non arriva il nostro sistema giuridico e processuale dovrebbe poter arrivare la forza della ragione. Là dove un sistema di leggi ipertrofico finisce per bloccare di fatto anche il diritto di difendersi provando, basti pensare alle contraddizioni derivate dalle varie applicazioni della legge sulla privacy, là dovrebbe arrivare la ragione dell’operatore del diritto, dell’interprete, al quale oggi più che mai è affidato il compito fondamentale di interpretare i fatti, le norme, la stessa ragione umana. L’unico strumento di liberazione capace davvero di superare la sordità del nostri antichissimo ordinamento giuridico dovrebbe proprio essere la maturità del pensiero, la completezza del ragionamento logico, affidato a menti libere, capaci di analizzare la società, le sue storture e a porvi rimedio con l’unico strumento davvero insostituibile: la coscienza critica. (Marisa Marraffino)
Compilare il seguente modulo
Nome e Cognome:
E-mail:
Sezione:
Titolo:
Testo:

captcha
Inserisci il codice che vedi nell'immagine sopra.


  
 
CENACOLO FACEBOOK
 
 
 
Edizioni Cantagalli
 
 
Associazione Verso il Cenobio
 
 
 
Eraklito 2000