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Filosofia e Politica
Strumenti finanziari per rilanciare un’Europa davvero unita contro la crisi - di Alessandro Bertirotti
Una delle forme più evidenti di solidarietà antropologica emerge quando vi sono crisi economiche che pongono gli individui di fronte a processi di auto-integrazione di cui, in questo caso, l’Europa ha necessità. Paradossalmente, questa crisi economica globale potrebbe favorire l’avvicinamento culturale tra le diverse popolazioni delle diverse nazioni europee e farci sentire più uniti nel combattere l’avanzare della crisi, come cittadini europei che investono in Europa.

Ecco perché, al di là di prese di posizione precostituite, riteniamo che sia importante capire bene di cosa si stia parlando a proposito del braccio di ferro ideologico (e non solo!) tra il Ministro Tremonti e la UE in materia di Union Bonds. E’ infatti fuori di dubbio che se il nostro obiettivo è quello di dar vita davvero ad un’Europa unita, che non sia solo la somma di più sovranità nazionali distinte, l’Europa debba comportarsi come si comporterebbe ciascun governo nazionale: ovvero debba intervenire efficacemente per restituire fiducia al proprio sistema economico. Ha quindi ragione il Ministro Tremonti, quando individua nell’inadeguatezza del concetto di Europa il vero motivo dell’ostilità verso la sua idea.

Del resto, dopo anni in cui gli Stati membri hanno delegato all’Europa la necessità di prendere decisioni impopolari a livello nazionale per risolvere questioni spinose, è assolutamente normale che ora l’Europa sia chiamata a rispondere in prima persona a questa sfida: una risposta adeguata alla strategia di Lisbona. Società di conoscenza infatti significa anche società che applica in modo univoco le proprie conoscenze al fine di cementare quest’unione. Altrimenti è normale che in tempi di crisi l’Unione appaia scricchiolare al punto che cominciano a correre voci (infondate, secondo la Tumpell-Gugerell, membro del Comitato esecutivo della BCE) dell’uscita di Paesi membri dal club di Eurolandia…

L’Europa deve avere strumenti finanziari che le consentano di attingere a risorse adeguate per promuovere i propri obiettivi. Per questo, l’emissione di prestiti finanziati da Union Bonds si configura come uno strumento capace di evitare che la spesa pubblica dei singoli Stati leviti eccessivamente: in questo modo, oltre a evitare che oggi gli Stati si indebitino alle spalle delle generazioni future, si otterrebbe anche di contribuire alla stabilità generale. La presidenza austriaca, dal canto suo, si è fatta promotrice dell’idea di una tassazione europea da sostituire alle tassazioni nazionali. Si tratta di un’altra faccia della stessa medaglia. È tempo di dare un segnale chiaro e univoco della direzione in cui vogliamo che l’Europa vada, una risposta forte contro l’euroscetticismo. Avallare la creazione di Union Bonds in quest’ottica significherebbe destinare parte delle entrate della UE al sostegno dei prestiti, cioè degli investimenti necessari a sostenere la realizzazione concreta dell’idea d’Europa, e non limitarsi a considerare le sole spese correnti.

In questo contesto, noi ci schieriamo dunque a fianco dell’Europa.



Alessandro Bertirotti

Presidente Movimento Civico per il Progresso Europeo

22 febbraio 2009

www.mcpe.eu














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