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Filosofia e Politica
La morte della democrazia - di Francesco Corsi
La democrazia è morta. Che le decisione fossero prese dall’alto, trascurando le esigenze di un normale paese che si voglia definire “democratico”, era già a tutti noto da tempo. Molti parlano di complottismo, citando le strane riunioni internazionali del gruppo Bilderberg, con la connessa idea che in Europa e, su più ampia scala, si sia instaurata una “dittatura finanziaria”. Possiamo dubitare che nell’era dell’accesso all’informazione e di un’economia magmatica, possano crearsi delle organizzazioni che riescono a dettare ai mercati rigide regole e determinarne le sorti.
Eppure i segnali che ci arrivano da più direzioni sembrano dimostrarci che le decisioni vengono prese da un numero sempre più ristretto di persone, che, di pari passo, restringono anche l’accesso alla ricchezza da parte dei “comuni mortali”. L’idea che chiunque possa mettersi in gioco, in un libero mercato, è illusoria, fasulla e persino assume del ridicolo.
Il pioniere oggi non va di moda. Va di moda invece, moltissimo, il servilismo. Se vuoi arrivare da qualche parte, devi rinunciare alla tua libertà e concederti anima e corpo ad uno dei gaglioffi di turno, che dimora in eleganti palazzi di vetro.
Un fiorentino un giorno è riuscito a presentarsi come quell’innamorato della gente che vuole cristianamente farsi disponibile con tutti, vivere della politica, come di un bene comune. E’ riuscito a presentarsi così bene, che, a prescindere dalla sua amata politica, che richiederebbe l’utilizzo delle urne, è riuscito a salire nella stanza dei bottoni.
Nella stanza dei bottoni c’è un via vai di gente un po’ strana, a volte cieca da un occhio che vede solo ciò che è utile vedere per conservare il proprio giochino. Ciechi da un occhio, ci si trova a tarallucci e vino con i pirati che hanno lo stesso problema, di non vedere bene chi hanno accanto a tavola.
Così politici e “ciecati” si trovano ad uno stesso banchetto dove però non si accorgono chi sono i loro commensali.
E’ pazzesco e spaventoso che un governo non se ne vada, quando giunge all’evidenza che i voti dei propri vassalli, se mai fossero necessari in una democrazia morta, sono per di più oggetto di mercanzia ad opera di ladroni e briganti che, alle droghe, preferiscono l’umano odore di zingari e immigrati.
Bello il nostro bel paese con questi uomini dal capo "sì di merda lordo", come disse il Sommo Poeta fiorentino, mentre la merda che proviene da tutte le latrine del mondo, ci ricopre come un’alluvione.
Proclamiamo la nuova era della Tirannide della Copropoli.
Francesco Corsi

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