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Filosofia e Politica
QUAL’E’ LA DOTTRINA DELLA CHIESA SULLA QUESTIONE IMMIGRAZIONE.- di Domenico Bonvegna
Dopo i respingimenti dei barconi di clandestini nel Mediterraneo da parte del nostro governo, il dibattito sull’immigrazione selvaggia si infiammato, la sinistra dimentica che quando era lei al governo aveva fatto la stessa cosa. Qualche critica è giunta anche da alcuni uomini di Chiesa, per la verità esponenti di seconda fila, comunque quanto basta per essere citati dalla grande stampa che non aspettava tanta grazia per scagliarli come una clava contro il governo Berlusconi, definito razzista e fuorilegge perché sta eseguendo le direttive che tutti i Paesi europei da anni attuano.
Anche se monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, spesso citato per aver fortemente criticato il governo, ha detto che il dovere dell’accoglienza deve essere fatto nel rispetto delle regole, in forma proporzionata, evitando qualsiasi tipo di accozzaglia.
Invece le recenti dichiarazioni sull’immigrazione del cardinale Bagnasco rappresentano una svolta, uno scatto culturale, rispetto alle semplificazioni che ultimamente hanno caratterizzato il dibattito sull'immigrazione. Il cardinale rifiuta con chiarezza gli schemi di un multiculturalismo ideologico e relativistico e parla di un'integrazione sana e senza infingimenti. Il multiculturalismo non può produrre agglomerati etnici impermeabili perché, se così accade, significa il fallimento dell’integrazione. È necessario, invece, un fecondo incontro fra culture, nel rispetto della nostra identità e del principio di legalità, fermo restando "il valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili".
Ma "accanto a questo valore dirimente, continua il cardinale ce ne sono altri, come la legalità, l’affrancamento dai trafficanti, la salvaguardia del diritto di asilo, la sicurezza dei cittadini, la libertà per tutti di vivere dignitosamente nel proprio Paese, ma anche la libertà di emigrare per migliorare le proprie condizioni da contemperare naturalmente con le possibilità d’accoglienza dei singoli Paesi, o magari solo per arricchirsi culturalmente”.
Ma qual’è la dottrina della Chiesa su questi temi? La risposta si trova consultando il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Non bisogna confondere il Magistero sociale della Chiesa Cattolica con le opinioni personali di esponenti anche autorevoli della Chiesa stessa. Il " Cosmo Semantico" della Chiesa Cattolica (per usare un’espressione del regnante Pontefice)è il Catechismo della Chiesa Cattolica. Esso è il riferimento dottrinale certo e sicuro ed è anche il "metro di giudizio" per valutare le posizioni concordanti o discordanti dalla dottrina degli stessi vescovi preti.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che le autorità delle nazioni hanno il diritto e il dovere di limitare il numero delle nuove entrate in vista del bene comune (CCC n. 2241 ) ma lascia alle autorità civili il compito “loro proprio” di valutare le capacità concrete di accoglienza e di integrazione della nazione e, in base a ciò, di studiare i mezzi legislativi adeguati e proporzionati, a seconda delle situazioni concrete, per regolare i flussi migratori e tutelare la comunità anche da fenomeni di criminalità che possono approfittare dei flussi migratori stessi.
Le nazioni sono le famiglie dei popoli e, come nelle famiglie degli individui, l'accoglienza e l'ospitalità può avvenire solo nella misura del possibile e nella salvaguardia dell'autonomia, dell'identità e dell'esistenza della famiglia stessa.
Il Catechismo insegna che l'accoglienza dei MIGRANTI da parte delle nazioni più ricche deve avvenire nella misura del possibile perché un popolo e le sue autorità hanno il diritto di LIMITARE il numero delle nuove entrate in vista del bene comune e di SUBORDINARE l'immigrazione a diverse condizioni giuridiche tra cui l'obbedienza alle leggi del paese che ospita il migrante (CCC n.2241).
Tra l’altro occorre ricordare che le popolazioni immigrate provenienti dalle regioni islamiche, solitamente fanno fatica ad integrarsi, quando non si integrano per niente. Lo aveva detto con molta chiarezza monsignore Giacomo Biffi, mettendo in guardia le autorità civili proprio dalla difficile integrazione dei musulmani. “Gli islamici - scriveva il cardinale Biffi - vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra umanità, individuale e associata, in ciò che ha di più essenziale, di più prezioso, di più laicamente irrinunciabile: più o meno dichiaratamente, essi vengono a noi ben decisi a rimanere sostanzialmente diversi, in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro”.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che l'accoglienza dei migranti da parte delle nazioni più ricche deve avvenire nella misura del possibile perché un popolo e le sue autorità hanno il diritto di limitare il numero delle nuove entrate in vista del bene comune e di subordinare l'immigrazione a diverse condizioni giuridiche tra cui l'obbedienza alle leggi del paese che ospita il migrante. (6)
In continuità con la dottrina della Chiesa, il Cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana, nella sua prolusione alla sessione autunnale del consiglio permanente della CEI del 1995, aveva affrontato l'urgente problema dell'immigrazione.
Egli aveva spiegato che tale problema va risolto con sollecitudine prima che si acutizzi ulteriormente " (...) cercando (...) quelle vie di soluzione, in ogni caso non facili, che congiungano in concreto il dovere della solidarietà, il rispetto per la dignità della persona umana, la salvaguardia della legalità, la valutazione realistica delle nostre capacità e anche necessità di accoglienza (...)".(7)
Per la Chiesa i diritti delle nazioni sono sacri: la pluralità delle nazioni è positiva perché ognuna di esse rivela e realizza una parte dei valori dell'umanità.
Sia l'annullamento che la contrapposizione delle differenze sono contro l'ordine della creazione. Il nazionalismo, il razzismo e la società multirazziale sono l'antitesi della Pentecoste che è il modello e l'anticipazione dell'autentico progetto di Dio sull'unità della famiglia umana: si tratta dell'unità nella diversità.
Tanto il nazionalismo quanto l'internazionalismo multirazziale portano alla frantumazione della famiglia umana perché soffocano l'identità e l'autonomia dei popoli opponendosi all'autentico disegno di Dio.
Allora cosa deve fare la Chiesa nei confronti dei migranti? Amarli, aiutarli, esprimere loro la carità cristiana. E’ questa la carità “diretta” espressa dalla Chiesa, di cui parla l’enciclica Deus caritas est e di cui ci sarà sempre bisogno anche in una ipotetica società perfetta. Sulle coste siciliane ci saranno sempre centri di accoglienza della Caritas, ove non si guarderà in faccia nessuno, ma si cercherà solo di aiutare tutti. Così come ci saranno sempre comunità per il recupero dei drogati, o case famiglia per minori in difficoltà. Alla Chiesa interessa la giustizia, ma soprattutto ha a cuore la carità. Lo sguardo lucido della giustizia ha bisogno di quello caldo e penetrante della carità, che spesso aiuta a realizzare meglio anche la giustizia, impedendole di diventare troppo fredda. Cosa deve fare la politica nei confronti dei migranti? Nel rispetto della dignità delle persone e tendendo alla giustizia, deve mettere in atto un piano di accoglienza nella legalità, tenendo conto delle esigenze dei migranti ma anche dalla società di accoglienza, in modo che sia dato a ciascuno il suo senza nuocere al bene comune. La politica non ha il compito di amare tutti e di esercitare una carità illimitata. Non può non tenere conto della sostenibilità delle iniziative. Ha il dovere di regolare i flussi e deve farlo adoperando i criteri di una ragione pubblica che tenga conto di tutti i bisogni in gioco. (Stefano Fontana, Anche alla Chiesa il multiculturalismo non piace ma talvolta se ne dimentica, 20.5.09 L’Occidentale).

Domenico Bonvegna
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