Contributi filosofici

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Filosofia e Politica
Quale democrazia - di Antonio Vento
Probabilmente è tempo perso quello che viene speso nella ricerca di un valore politico dell'esistenza, essendo la politica una funzione delle istituzioni e non più una espressione del diritto alla vita, non essendoci un problema vero della vita, che viene prevaricata dalle scelte sociali ed economiche in un momento storico in cui la storia stessa è una negazione di sé, e l'essere in sé, come l'essere-con, non sono altro che la negazione dell'essere a favore di una affermazione dislettica dello stare nel mondo. La politica è una funzione della negazione della vita, che slatentizza il disinteresse per il problema della felicità, dal quale emergerebbe un principio della morale e porrebbe in essere una differente epistemologia, in un momento in cui la storia non ha una funzione umana, ma solo un ruolo storiografico, il cui fine è la negazione della sua nullità, nel principio di una cronologia conservativa dell'esserci. Il concetto fondamentale della politica non è più la ricerca morale della convivenza, comunemente definita democrazia, bensì la stabilizzazione di un modo di coesistere secondo le regole che una oligarchia economica ha stabilito ed imposto, annullando ogni aspetto di liberalismo, inteso come libera espressione individuale, a vantaggio di una forma di gestione politica, falsamente partecipativa, definita democrazia, che poi, come ai nostri giorni, nega ogni forma di partecipazione, con governi tecnici che non hanno alcun rapporto elettivo col popolo, anche se si giustificano col concetto di necessità statale. Popper aveva ragione quando affermava che Platone era stato il peggiore nemico della Democrazia, senza però perdere il primato della filosofia. Oggi la filosofia è in sonno ed attende un suo risveglio che purtroppo non può avvenire per intervento pacifico e riflessivo di una mente, essendo le menti condizionate da situazioni sociali e antropologiche che hanno già scelto il principio del potere, in contrapposizione ai principi di piacere e di felicità. La ricerca della felicità era il principio primario della filosofia presocratica: Platone, in tal senso, è stato un cattivo discepolo di Socrate. Io penso di essere un filosofo e di poter esprimere, quale filosofo senza una specifica filosofia, se non quella della ricerca di una identità umana per-la-libertà che, in sé e per sé, è solo ricerca dell'essere, in stato di differenziazione dall'esserci, e pertanto non posso che esprimere il mio disappunto nei confronti del pensiero che si è fatto condizionare e schiavizzare dall'interesse e dall'opportunismo. Oggi le cose possono cambiare e le menti possono uscire dal torpore in cui languono solo attraverso un'azione dinamica intrinseca alla coesistenza: fino a qualche tempo fa gli equilibri si mantenevano su un rapporto di controllo intellettivo, possibile anche perchè non esistevano canali di informazione e di conoscenza diffusa. Oggi, con la tecnologia e con la globalizzazione, le frontiere conservative del potere non sono più efficienti e un nuovo modo di rapportarsi tra le varie etnologie non può più garantire un principio di coesistenza basata sulla conformità della decisione sociale, ma necessita di una riqualificazione affettiva e rigenerativa che la democrazia non può più offrire, essendo la democrazia una tecnica istituzionale che non garantisce i sentimenti della partecipazione alla vita. Per cambiare le cose e per dare all'uomo un nuovo impulso partecipativo alla vita è necessario un evento collettivo, anzi generale, attraverso il quale si possano confrontare le diverse situazioni storiche ed economiche, nella ricerca di una soluzione pratica e perciò morale della convivenza planetaria. La democrazia è una scienza politica valida per una parzialità dell'essere-con, dove invece necessita un nuovo tipo di confronto esistenziale che tenga conto dell'essere come riproposizione della metafisica. Se i filosofi dormono non è colpa della storia, bensì dell'uomo-filosofo che ha sacrificato la filosofia al suo essere uomo nel mondo. Perciò il suo risveglio deve essere compito della filosofia col rifiuto del pensiero astratto che impedisce la ricerca della verità. La sicurezza del progresso scientifico e tecnologico è solo una pura astrazione ontologica in quanto non ci potrà mai essere la liberazione del pensiero dai condizionamenti della storia se non si capirà prima che gli interessi soggettivi sono soltanto un modo di ostacolare la crescita della libertà, come qualità dell'essere che si consente delle qualità per valorizzare se stesso senza ricadere più in uno stato di torpore, come avviene ai nostri giorni. La scienza deve diventare scienza della felicità ontologica e non dell'avere oligarchico e purtroppo, oggi, questo concetto di ricerca del sapere e quindi di intenzionalità morale e politica è abbastanza distanziato dagli attuali interessi della storia e dall'egoità dell'essere nel mondo.
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