Contributi filosofici

Per inviare articoli utilizzare il FORM in fondo alla pagina

PER ACCEDERE AI CONTENUTI CLICCARE

Filosofia e Politica
La filosofia come sapere storico.Il concetto della filosofia in Eugenio Garin - di Salvatore Ragonesi
Se vi è stato uno studioso che ha attraversato in profondità con le sue ricerche tutte le epoche storiche e tutti gli autori maggiori e minori d’Italia e d’Europa,questi è senz’altro Eugenio Garin,le cui sistemazioni concettuali non sono state mai banali,e sempre hanno prodotto curiosità e profondo interesse anche sulle tematiche apparentemente più leggere e meno urgenti e pregnanti,come quelle che si trovano nella produzione più scolastica della “Storia della filosofia italiana”(1966) o delle “Cronache di filosofia italiana”(1955).In Garin tutto il lavoro storiografico è stato essenziale,perché ha prodotto strumenti,informazioni,problemi e risposte a quesiti veri e validi non solo per la storia della filosofia,ma anche per la storia della letteratura,dell’arte,della scienza e della cultura.Di qui bisogna partire per leggere con qualche possibilità di successo la sua intensa e appassionata fatica mentale attorno al “concetto” della filosofia e della storia della filosofia,dopo che Croce e Gentile si erano cimentati sul tema e avevano offerto i loro diversi e particolari contributi.
Non è possibile intendere la fortunata “Filosofia come sapere storico” del 1959,ripubblicata sempre da Laterza nel 1990 con l’aggiunta assai opportuna dello scritto autobiografico “Sessanta anni dopo”,se non la si riferisce alla vicenda filosofica della storiografia da Hegel a Gentile ed a Croce.Nella famosa prolusione letta il 10 gennaio 1907 nella R. Università di Palermo su “Il concetto della storia della filosofia”,inserita poi con “Il circolo della filosofia e della storia della filosofia” nel volume “La riforma della dialettica hegeliana” pubblicato dall’editore Giuseppe Principato di Messina nel 1913,Gentile cerca di definire il concetto di filosofia e quello di storia della filosofia:“Quale che sia il punto di vista da cui muove lo storico e l’indirizzo filosofico a cui aderisce,egli non può ricercare e non ricerca se non le soluzioni che sono state via via escogitate di un medesimo problema,che per lui è il problema essenziale della filosofia,da cui tutti gli altri,più strettamente filosofici…più o meno direttamente dipendono”(Principato !913,p. 111). La filosofia è unità che si trasferisce nella sua storicità secondo un circolo di ripetizione dell’uguale nell’orizzonte dello stesso suo atto.
Benedetto Croce affronta il medesimo problema con diversa disposizione di spirito e nella parte quarta della sua “Logica come scienza del concetto puro”afferma che la filosofia non ha una storia apriori,e quindi la sua è storia fondata su dati di fatto aposteriori.E commentando la posizione di Guglielmo Humboldt,aggiunge:“Come l’arte,la storia cerca la vera forma degli avvenimenti,quella pura e concreta dei fatti reali…la storia si attacca a quelle manifestazioni del reale e in esse si profonda.Le idee,che lo storico elabora,non sono da lui introdotte nella storia,ma scoperte nella realtà stessa,della quale quelle costituiscono l’essenza;e risultano dalla pienezza degli avvenimenti,non già da un’aggiunta estrinseca,come nella così detta storia filosofica o teologica(Filosofia della storia).Certamente,la storia universale non è intellegibile senza un governo del mondo;ma lo storico non possiede nessun organo che lo abiliti a indagare direttamente questo disegno,e ogni sforzo ch’egli tenti lo fa cadere nell’arbitrio e vacuo teleologismo.Egli deve venirlo invece desumendo dai fatti, indagati nell’individualità loro,perché il fine della storia non può essere se non l’attuazione dell’idea,che l’umanità deve rappresentare per tutti i lati e in tutti i vari modi nei quali la forma finita si può mai congiungere con l’idea”(terza edizione Laterza 1917,pp.392-393).La storia è dunque una compenetrazione di pensiero e rappresentazione,di concetto e fatto,esattamente come la filosofia,che non può fare a meno della storia e che è giudizio individuale e concetto “puro” individualizzato.Per questo motivo è assicurata l’identità di storia e filosofia nella struttura del giudizio individuale,dato che il concetto puro è tale perché attaccato alla ricchezza della realtà,dei fatti e dell’esperienza:“Il che si effettua mercé il congiungimento,che è unità,di Filosofia e Storia”(B. Croce,”Di questa logica”,in “La logica come scienza del concetto puro”,cit.p.416). La filosofia è nella visione crociana quel criterio che trasforma le sparse verità storiche in “verità effettive”mediante la calda fusione unificante del concetto puro.
Garin s’incontra con il tradizionale dibattito metodologico e specialmente con la posizione di Benedetto Croce che ritiene inconcepibile un pensiero autonomo ed autosufficiente,come invece Gentile aveva teorizzato.Il pensiero è storia per i diversi modi in cui l’uomo esprime la sua spiritualità,i suoi sentimenti,le sue emozioni e insomma la forza tutta umana fatta di carne e sangue,la cui valenza concettuale altro non è che “sporgenza” unificante al di sopra delle forme e delle varie espressioni dello spirito.Non esiste razionalità al di fuori delle vicende umane e non vi è filosofia che si collochi in una dimensione sovrastorica.La filosofia ha un’origine “impura”,come affermava Croce,che intendeva la purezza solo come capacità logica e potere di ricostruzione dell’unità nella molteplicità degli eventi e dei problemi che di volta in volta sorgevano ed impegnavano l’esistenza umana.Perciò i filosofi non spuntano dal terreno come funghi,ma sono il frutto più qualificante della loro epoca,del loro popolo,delle varie contingenze.E molte sono le idee di un’epoca,e molte le filosofie,e assurda è la posizione di chi vuol tagliare con la sua purezza teorica la possibilità della storia:“Quella che veramente è assurda,è la posizione di chi taglia con la sua teoria la possibilità di una storia e va poi costruendo storie fantastiche e deformanti,irridendo il lavoro reale dello storico.Per chi intende la filosofia come un certo lavoro teorico puro, tutto esaurito nell’ambito di puri sistemi logici,derivanti l’uno dall’altro,tutto quello che è campo dello storico,tutto quello che è storico,o storicizzabile,non può non cadere fuori dalla filosofia.Con lo storico che cerca di svelare le radici terrestri delle idee il filosofo di questo tipo non può non sentirsi in radicale contrasto…Quello che non è invece ammissibile,perché in sé contraddittorio,è il tentare su quei presupposti una storia;legittima è l’eventuale negazione della storicità del filosofare,quando si trovino argomentazioni valide.Né si comprende perché tanti filosofi amino violentare la storia(la seria,modesta storia,che ha a che fare con l’umano,col mondano,col mutevole)impegnandosi in quella strana cosa che è la sollecitazione dei testi per attribuire ai grandi morti le loro piccole–o grandi--idee.A costoro e a quanti come costoro infastidiscono con accuse di filologismo,culturalismo,erudizione e così via chi affronta umilmente in archivi e biblioteche la responsabilità dell’indagine faticosa,vien fatto di ripetere con l’immagine cara al vecchio filosofo:visto che tra l’ottuso profeta e l’onesto somaro abbiamo scelto la compagnia del secondo,lasciateci almeno lavorare in pace!”(E. Garin,“Osservazioni preliminari a una storia della filosofia”,in “La filosofia come sapere storico”, Laterza 1990,pp.85-86).
La concezione gariniana della filosofia come sapere storico,assai vicina alla visione crociana e ad essa organicamente legata,sia pure con le necessarie integrazioni gramsciane,si chiude con la constatazione che i problemi della filosofia non solo non si sottopongono ad una rigida gerarchia,ma non sono di numero ben definito che risponda a logiche pure.Essi,come diceva Croce ripetutamente,sono inesauribili perché nascono sempre nuovi e individualizzati dal fondo della storia,che offre la particolare materia ai singoli pensatori delle varie epoche:“Così
travagliandosi nel profondo e seguendo le necessità logiche dei problemi che si proponeva,la filosofia dello spirito ha - dai Greci antichi a noi-elaborato quelle teorie che si dicono di logica,di etica,di politica,di economia,di estetica,e quante altre siano nelle loro innumeri specificazioni e particolarizzazioni,con le quali gli uomini tutti,spesso inconsapevoli degli strumenti che maneggiano e della fatica che è costato il costruirli,interpretano la vita che vivono e si orientano nella loro azione,rivolta all’avvenire.Tutti i veri filosofi,in quel che hanno avuto di veramente filosofico,e non già nelle escogitazioni metafisiche che hanno foggiate o ricevute o lasciate sussistere nei loro detti,sono stati autori e accrescitori di questo patrimonio mentale…E questa è la propria ed effettiva storia della filosofia nella quale niente va perduto e di cui vediamo la catena stendersi fino a noi per ricevere nuovi anelli”(B. Croce,”Il Concetto della filosofia come storicismo assoluto”,in Id.,“Filosofia Poesia Storia”, Edizione speciale per la Biblioteca Treccani,2006,pp.17-18).
Da queste considerazioni di Croce discende l’elaborazione gariniana del concetto di filosofia come pluralità di saperi riuniti nella sintesi filosofica e si sviluppa l’idea della piena identità di filosofia e storia nella riconquistata consapevolezza dell’unica natura delle due forme di sapere scientifico e nella sostanziale unitarietà degli strumenti conoscitivi e dei problemi che insorgono.Così lo storico che ricostruisce e interpreta la realtà ed il filosofo che si appropria della realtà con il pensiero critico altro non sono che due figure e due modi costitutivi o regolativi dello stesso bisogno di ricostruzione,interpretazione e concettualizzazione dei fatti concreti.Questa visione unitaria strutturata di criticità e storicità non esclude che il mondo storico,se fortemente pensato,abbia un senso ed un orizzonte nel suo dispiegarsi di epoca in epoca e di civiltà in civiltà.E non esclude la continuità che connette e la discontinuità che diversifica.Perciò,Medioevo e Rinascimento sono mondi contigui e continui,pur nella diversità che li rende discontinui e che lii differenzia e li identifica:“Lontanissimo ,anzi profondamente avverso alla tesi cara al Cristeller di un umanesimo del Rinascimento come fatto sostanzialmente grammaticale,di un Rinascimento speculativamente continuatore del Medioevo,e come tale in verità inconsistente,ho cercato al contrario di individuarne la peculiarità proprio nel nesso profondo dei suoi molteplici aspetti,e soprattutto nella concezione della vita,dell’uomo e della sua attività:nell’arte come nella politica,nello sviluppo delle tecniche come nel contributo al risveglio scientifico.Qui,appunto,le complesse radici della civiltà moderna,senza negare i profondi legami con l’età precedente,ma senza neppure attenuare le non meno profonde differenziazioni.”(E. Garin,“Sessanta anni dopo”,in “La filosofia come sapere storico”,cit.,pp.146-147).E così Ottocento e Novecento,Illuminismo e Romanticismo contengono elementi di continuità e identificano fattori di discontinuità.L’uso costitutivo o regolativo(nel senso kantiano)della ragione arricchisce la storicità e le dà un senso nell’estendersi e definirsi degli orizzonti storiografici e dei confini culturali e civili.
Al concetto puro “apriori” della logica gentiliana ed a quello puro “aposteriori” della logica crociana il Garin contrappone il suo concetto puro della filologia che include pienamente la storicità e non esclude l’esercizio del pensiero critico.Di qui il compito di una filosofia che,ritrovando un concetto filologico “concretamente” puro,in quanto carico di fatti,si ritrova a dover offrire la sua criticità fattiva e produttiva avendo realizzato la sua discesa dal cielo alla terra e sottraendosi al vizio di un presunto sviluppo di verità astratte.
Gramsci fornisce a Garin gli strumenti più solidi per la fuoruscita dall’idealismo e l’ingresso nel tempio terrestre della storicità,nella quale la filosofia si può trasformare davvero in sapere storico:“Gramsci combatte senza posa per un marxismo che sia davvero umanismo integrale:e proprio per questo non esita a ribellarsi contro ogni economismo e ogni determinismo assoluto…La gramsciana filosofia della prassi,se respinge ogni mistificazione speculativa, rifiuta ogni esperantismo:traduce il marxismo in italiano,ossia intende rispondere alle richieste maturate lungo la storia italiana in modo ad esse appropriato.Non è insomma un formulario di risposte prefabbricate,ma un modo di individuare le domande,e un metodo per rispondervi realmente,non evasivamente”(E. Garin,”Gramsci nella cultura italiana”,in “La filosofia come sapere storico”,cit.,pp.105-107).
Da questo robusto concetto di una dialetticità concreta del vivere nella storicità scaturisce, di nuovo,la dimensione non speculativa della filosofia e si afferma la possibilità di una autentica teoresi attaccata ai problemi dell’uomo in carne e ossa.E non si dà storia senza la soggettività umana ed i problemi oggettivi che strutturano tale soggettività.E non esiste filosofia che non sia hegelianamente pensiero del proprio tempo,carne della propria carne e storia reale e individuale dell’uomo.E ciò in effetti è il risultato dell’interpretazione hegelo-marxiana che ha trasmesso una concezione nella quale la saldatura tra mondo e pensiero è talmente potente da non potersi più staccare:“Che è in realtà a sua volta una storiografia erede di Hegel,di quello Hegel almeno che ha ribadito l’impossibilità di staccare le concezioni e le idee dal mondo che le esprime,onde,veramente,su questo terreno si verifica la saldatura inscindibile fra storia della filosofia e storia concreta e integrale”(E. Garin,“Osservazioni preliminari a una storia della filosofia”,in “La filosofia come sapere storico”,cit.,p.53).
Riproporre l’autore delle “Cronache di filosofia italiana” nella penuria filosofica del nostro tempo vuol dire portare all’attenzione un modo di far filosofia e di riflettere concretamente sul concetto stesso di filosofia.L’attuale crisi filosofica configura infatti un pensiero debole, troppo debole perché distante dal reale,e la conseguente impossibilità o difficoltà di filosofare attorno ai dati effettuali della realtà.Da questo punto di vista Garin è l’ultimo esponente della filosofia italiana,di una filosofia che si fa storia e di una storia che si fa filosofia,con il rifiuto di ogni estrinseco rivestimento barocco e di ogni banale ed elementare scientismo.Si tratta dunque di reintegrare filosofia e storiografia nel mondo dell’umano e nella ricomposizione filologica dei saperi “amici”,compresi quelli di ordine fisico-matematico,e di far sapere con chiarezza che facendo sul serio storia della filosofia si fa storia della civiltà,della scienza e della cultura,e si fa inoltre vera filosofia.In questo momento così poco felice per la filosofia, portare alla luce la potenza della storicità e quindi il senso della realtà sarebbe un modo di rendere ancora possibile il lavoro filosofico e di arricchire il concetto di ragione riprendendo le mosse da Croce ingiustamente defenestrato e ampliandone il disegno da lui iniziato all’inizio del Novecento nella costruzione della filosofia dei distinti e di una storia che fosse una narrazione critica dei fatti.E la filosofia si fa storia,ed è storia,perché le idee sono incarnate e saldate nei fatti.E la storia si fa filosofia perché i fatti non sono nudi e crudi fatti,privi di criticità,ma sono fatti carichi di giudizi,punti di vista trascendentali e connessioni logiche.In Garin lo storico,e specialmente lo storico della filosofia,grazie alla potente problematizzazione e concettualizzazione della sua narrazione,diventa immediatamente filosofo.E proprio in questa narrazione critica le idee emergono dalla realtà nel suo mobile e dinamico fluire e si rovesciano sul terreno della storicità,senza la necessità di generare per partenogenesi altre idee.
Salvatore Ragonesi
Compilare il seguente modulo
Nome e Cognome:
E-mail:
Sezione:
Titolo:
Testo:

captcha
Inserisci il codice che vedi nell'immagine sopra.


  
 
 
Eraklito 2000
 
 
 
Associazione Verso il Cenobio
 
 
Edizioni Cantagalli
 
 
 
CENACOLO FACEBOOK