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Filosofi e venditori: essere per fare - di Francesco Corsi
Data:   28-06-2008
Propongo il mio intervento alla chiusura del corso FORMATORIA 2, dopo l’affascinante, sofferto e meraviglioso percorso che ho svolto con la LOGOTEL, azienda che mi ha permesso di cogliere percorsi formativi nuovi, ma soprattutto di imparare cosa sia l'organizzazione e la strutturazione delle idee. Un'esperienza che mi ha aiutato a "partorire" quel "me stesso" difficile da accettare, gettando le basi per superare i reali limiti e abbattere invece quelli illusori (www.logotel.it)

Filosofi e venditori: essere per fare..
Con questo intervento voglio mostrare che occuparsi di vendita significa innanzitutto intraprendere relazioni con esseri umani e quindi un po’ di filosofia può aiutarci a cogliere meglio il fiore del rapporto molto delicato che abbiamo con i nostri simili.

Un po’ di filosofia può aiutarci a sciogliere quei nodi che ci impediscono di far fluire la comunicazione con gli altri….ma può aiutarci anche a stringere dei nodi forti con gli altri in modo da stabilire relazioni durature e quindi avere clienti fedeli.

Un po’ di filosofia può aiutarci a vedere la stessa cosa nella sua doppia o molteplice faccia, per farci capire che le cose non si esauriscono con i nostri pregiudizi, ma c’è sempre un’altra stanza da vedere.
Percorriamo un corridoio la cui funzione è entrare in una stanza nella quale ognuno liberamente si sofferma sui particolari che è in grado di cogliere e decide, quando è il momento, di cercare l’uscita per la stanza successiva. L’importante è non avere mai fretta di uscire da una stanza, fino a che non abbiamo imparato a starci bene, fino a che non ci siamo ambientati e non abbiamo soddisfatto la nostra curiosità e desiderio di sapere.
Aristotele dice che la filosofia nasce dalla meraviglia.
In effetti fin da quando nasciamo siamo colpiti dallo stupore di aprire gli occhi
su un mondo che non è l’utero materno.

Un mondo nuovo, nel quale tutto crea meraviglia. Poi col passare del tempo ci abituiamo alla realtà e nel quotidiano, assorbiti da occupazioni a volte ripetitive, finiamo col non meravigliarci più.
Naturalizziamo la conoscenza: nel comune parlare diciamo “è naturale che sia così…” volendo dire che una cosa è ovvia.
Ma la natura è miracolosa e rimedia a questo nostro modo naturale di rapportarci al mondo. Allora la natura ci mette davanti il “miracolo” di una roccia enorme che non si capisce come stia in piedi senza crollare e non si capisce come abbia potuto prodursi in quella forma bizzarra. Allora diciamo: “certo che la natura è incredibile, è meravigliosa”…e lì restiamo affascinati, colpiti nell’anima da qualcosa come una bella musica che ci “percuote” l’anima nell’intimo.

Allora può essere che ci innamoriamo e veniamo presi dal desiderio di conoscere. Un desiderio quasi sensuale, e vogliamo addentare la grande mela della conoscenza. E in questa grande mela che avvolge il mondo possiamo trovare sollievo ma anche sofferenza, amore ma anche odio.
Il Filosofo Eraclito diceva “la guerra è padre di tutte le cose”….la guerra con i nostri pregiudizi, la rottura di quel guscio che ci protegge dal mistero e dalla complessità della verità dell’universo.

Ma questa mela della conoscenza, prima di morderla dobbiamo coltivarla dentro di noi….
Dobbiamo allenarci a superare il crinale della duna del deserto per vedere altre dune….che sembrano tutte uguali, ma non lo sono….c’è una direzione che possiamo prendere….c’è un ponte che possiamo attraversare, c’è un filo invisibile che possiamo percorrere….
Nel mercato, nell’interazione con gli altri, c’è un segno, ci sono segni, ci sono linguaggi che dobbiamo condividere, fare nostri.
Ma per comprendere, bisogna fare lo sforzo di eliminare le proprie pigrizie mentali, i propri pregiudizi, fare domande, uscire dal banale, dall’ovvio, per stimolare una crescita in noi stessi e nei nostri interlocutori. Aiutarli a partorire con sofferenza il loro bambino.
Così posso aiutare il mio cliente a partorire con sofferenza la decisione di firmare quel contratto, che firma col sudore sulla fronte, ma subito dopo è felice di aver finalmente scelto…fidandosi di noi.

Ma allora la filosofia serve?
Talete è uno dei primi pensatori noto per essere caduto nel fosso perché guardava per aria. La bella servetta tracia lo derideva…..ma Aristotele narra che Talete contemplando il cielo, abbia previsto un raccolto fecondo e affittati tutti i frantoi della zona, abbia guadagnato un sacco di soldi..
Dunque la contemplazione produce.

Può essere che il dio Eros descritto da Platone nel Simposio, ci faccia provare un vuoto, un senso critico di mancanza, di inadeguatezza che ci spinge con passione a scoprire cose nuove, a cavar anche sangue dalle rape, come dimostrano molti imprenditori.

Filosofia è scienza dell’Essere, diceva Aristotele nelle Metafisica e l’Essere è ciò che abitiamo tutti i giorni: è periferia, è tensione, relazione verso l’altro, è ponte, è comunicazione…
L’Essere è Armonia: nell’affresco di Raffaello “La Scuola di Atene” i personaggi indossano ognuno i costumi del proprio tempo, ognuno intento alla propria occupazione, eppure se ne percepisce Armonia, in modo molto silenzioso così come è l’essere, in modo rumoroso, come un dialogo, dove tutti i discorsi e tutte le voci avvolte nel mistero dell’Essere, si mescolano senza mescolarsi e tendono verso l’alto indicato dal dito di Platone…tendono verso il basso indicato dalla mano di Aristotele.
Su è giù, come il Fuoco di Eraclito, (una via verso l’alto e una via verso il basso diceva….) come un’armonia musicale. Fuori e dentro…conosci meglio te stesso per conoscere meglio l’altro. Prima cerca di capire se hai capito bene, poi cerca di farti capire all’altro, quando hai raffinato il dialogo armonico con te stesso.

La filosofia non è disciplina astratta, non è pane per topi di biblioteca, ma è Cultura, coltivazione dell’albero che noi stessi siamo. La nostra mano piuttosto che afferrare la vita rapacemente, ha il compito di sostenere con delicatezza la pianticella della nostra formazione culturale.

Filosofare lo facciamo tutti quando chiediamo “Chi sono?” E lo dobbiamo fare specialmente quando andiamo da un cliente, perché dobbiamo essere sicuri di quale messaggio incarniamo da portare al cliente in quella giornata.

Filosofare lo facciamo tutti quando diciamo “dove vado?” e come piccoli robot delle nostre aziende, cerchiamo di capire quale sia la via migliore…e spesso salire e scendere possono essere i due rovesci della stessa medaglia. Allora può darsi che per salire dal mio cliente, debba scendere dal trono dei miei pregiudizi.
Può darsi che debba separarmi dalle abitudini che impediscono di cogliere nuove visuali.

Nuove visuali che non si colgono con Tecniche preconfezionate, possiamo fare tutti i corsi che vogliamo di tecniche di vendita, ma se non comprendiamo innanzitutto che il cliente è un essere umano imprevedibile che dobbiamo ascoltare profondamente, non riusciamo a cogliere una mela veramente matura.

Filosofia aiuta la mosca ad uscire dalla bottiglia….è fare cose semplici, imparando ad essere semplici….spesso giriamo in spirali che solo la via verso l’alto indicata da Platone nella scuola di Atene, ci consente di risolvere.

Quando il nodo non si scioglie, quando la stanza è diventata soffocante, l’aria viziata, la filosofia ci guida a semplificare e un battito d’ali ci fa spiccare il salto critico verso l’uscita dal collo della bottiglia…per andare in una stanza più ariosa..

L’importante è contemplare l’Essere nel quotidiano, sapere che un essere umano lascia sempre un’orma al suo passaggio….e la relazione col proprio cliente, delicata come una margherita, può venir segnata dalla traccia di un piede poco rispettoso.
L’importante è sapere che dall’essere che leggiamo nei libri nascono sempre persone, idee, alberi colorati della vita.
Francesco Corsi
 
 
 
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