Libri
IL SUICIDIO DELLA MODERNITA
Autore: Raffaele Iannuzzi Anno pubblicazione: 2008
Casa editrice: Cantagalli PP: 200
Prezzo: € 14,00  

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Questo testo è il primo numero della neonata COLLANA realizzata in collaborazione con l'Associazione "CENACOLO DEI FILOSOFI"


Dall’Introduzione

Questo è un libro sulla modernità. Un’apologia della modernità. Della sana modernità. Con una tesi secca: il nichilismo non è soltanto il nemico giurato della cristianità, ma anche della modernità. La cristianità e la modernità hanno in comune un nemico: il nichilismo. Ciò significa che la modernità non è affatto il teatro del nulla, lo scenario sul quale si incontrano e scontrano le maschere della negazione della verità, le ombre diaboliche della menzogna sull’uomo. La modernità ha molte facce e molte pieghe interne ed è soprattutto un gioco di sovrapposizioni, un prisma. I suoi chiaroscuri interni ci insegnano che la luce, quando la vedi, è una conquista della ragione e della libertà e non sta scritto da nessuna parte che tale conquista sia un’eredità minore rispetto al grande tragitto della cristianità. Difendo la tesi secondo la quale il meglio della modernità appartenga alla fonte cristiana e che la modernità abbia spesso saputo avvalersi dei migliori apporti della cristianità. Il motto di Gesù «la verità vi farà liberi» racchiude in sé l’essenza della ricerca umana come tale. Una verità che libera non è soltanto una “libertà da” qualcosa, ma anche e forse soprattutto una “libertà per” qualcosa, per uno scopo. Questo scopo è l’incessante posta in gioco della ricerca moderna e ciò è testimoniato dal gigantesco patrimonio di filosofia, pensiero, teologia, opere e missioni prodotti da menti cristiane come Tocqueville, Rosmini, Newman, Blondel, de Lubac, Guardini, Balthasar, Del Noce. Una schiera di pensatori che hanno sempre pensato la modernità più come un problema che come la soluzione ad ogni problema, ricercando i legami della grande civiltà moderna con il valore assoluto della realtà e della tradizione cristiane. La stessa tradizione cristiana, poi, non è un ammasso di detriti bimillenari da dare in pasto ai cosiddetti tradizionalisti. Così si compie un duplice errore: si congela l’esperienza cristiana, da un lato, e si nega recisamente ogni bagliore di verità della modernità che, invece, è stracolma di ricerca del vero, del bello e del buono. Con il dogmatismo ideologico non si arriva da nessuna parte e la modernità merita qualcosa di più efficace.




Questo saggio intende attraversare, invece, il territorio sconfinato della modernità, rimanendo fedele alla sostanza della cristianità. Il suicidio della modernità riguarda, infatti, tutti noi moderni, tutti noi che siamo diventati dei “singoli”, atomi che si incontrano e si scontrano, spesso alla ricerca della fede oppure al recupero della fede dei padri e dei nonni. Esiste un’autentica ricerca spirituale nel nostro tempo e fingere che ciò non ci riguardi o che non proponga un nuovo modo di concepire la modernità e insieme la cristianità è sbagliato. Al contrario, questo sentimento spirituale che attraversa l’età postmoderna deve essere indagato a fondo. Lasciare che questo patrimonio umano prenda speditamente la strada del suicidio significa chiudere ogni spazio alla ragione ed alla libertà. Significa censurare quel legame fecondo tra la ragione e la fede, ribadito costantemente da Benedetto XVI. Un atteggiamento così viziato da ideologismi è, di fatto, un clericalismo intellettualistico, il frutto mentale di quella cricca di intellettuali clericali fustigati a sangue da Péguy, il poeta e saggista cattolico visceralmente avverso, come chi scrive, a questa mistificazione ideologica, in sostanza una truffa culturale.


 
 
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