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ARDUA LA DIVULGAZIONE – di Roberto Vacca, Nòva Ilsole24ore, 16/5/2008.
Data:   16-05-2008
Nel corso della mia educazione – molti anni fa - impiantarono nella mia mente un imperativo categorico:
“Impara cose nuove e insegnale.”
Lo faccio da parecchi decenni. Ogni tanto qualcuno mi dice:
“Tu hai il dono di spiegare le cose difficili in modo facile e comprensibile.”
Non è vero: non è un dono. Ho imparato con esercizio duro e faticoso.

E perché questo compito che mi sono prefisso è arduo? Perché per insegnare bene bisogna cercare di ricordare,
dopo tanto tempo, quali difficoltà avevamo incontrato noi stessi quando imparavamo. E poi, chi cerca di imparare
può essere bloccato e respinto da una parola insolita che non capisce, da una deduzione non ovvia di certe
conseguenze da certe premesse, da una conclusione tratta implicitamente perché sembra naturale a chi già
ne sa e invece può apparire perfino assurda a chi ci si avvicina per la prima volta.

Gli insegnamenti non passano a chi ascolta se sono scritti male. I difetti più usuali sono:
sfilze di astratti senza nessun esempio, frasi e parole tanto lunghe da risultare illeggibili. Quest’ultimo difetto
si può misurare ed eliminare calcolando il coefficiente di facilità di lettura Flesch-Vacca
(io posso inviare a chi lo desidera un programmino di computer per farlo) che è bene tenere sopra il valore di 70.

Per divulgare parlando (de visu o per radio o TV) è bene che uno si eserciti prima registrando su nastro
quel che dice, poi lo riascolti e prenda nota degli errori, ripetendo il processo tante volte finchè la presentazione diventa accettabile.

Anche se uno impara in modo mirabile a divulgare/insegnare quello che sa, può essere bloccato perché
non trova canali aperti davanti a sè.
I giornali danno poco spazio a scienza e tecnica. Quando ne parlano, lo fanno in modo superficiale
considerando i progressi nei vari settori come curiosità. Descrivono la vita privata e gli hobby
degli inventori e magari raccontano che rapporto abbiano con la religione o con la gastronomia.

Ottime riviste (come Quark e Newton) hanno cessato le pubblicazioni. Sono pochi anche i libri
che raccontano la scienza. Ci sono eccezioni: Garzanti ha appena pubblicato i miei ANCHE TU MATEMATICO
e ANCHE TU FISICO e li stanno leggendo varie migliaia di persone.

Sono rari i programmi radio o TV che mi accolgono, anche se mi faccio capire. Più spesso mi invitano
a parlare di argomenti frivoli (magia, astrologia, leggende metropolitane, pettegolezzi) oppure vorrebbero
che mi presentassi insieme a persone disinformate, superficiali, rissose che polemizzano
urlando e fanno in modo che nessun messaggio possa arrivare a destinazione.
Talora sono proprio i formati usati a bloccare la trasmissione di idee e concetti.

Nel 1989 presentai in TV a RAIDUE una serie di 120 programmi tecnici o scientifici.
Ero in onda per 20 minuti tutti i giorni per 4 mesi. Ogni volta illustravo una teoria, una procedura,
un esperimento mostrando che si poteva spiegare capendo un meccanismo spesso semplice, mai trascendentale.
La prima volta che andai in onda si sentiva in sottofondo una musichetta che serviva solo a far capire peggio
le parole talora difficili che pronunciavo: la feci eliminare subito. Dopo 19 anni ogni tanto incontro persone
che ricordano ancora quegli interventi.
Però (a parte i programmoni ottimi e meritori di Piero e Alberto Angela) non si vedono più programmi simili.

Taluni esperti ritengono che l’attenzione dello spettatore duri al massimo per 3 minuti.
Così in radio frantumano in spezzoni ogni discorso e lo inframmezzano con canzoni italiane o inglesi
spesso bruttine o, quando sono belle, tali da distrarre l’attenzione del pubblico da una sequenza ordinata di pensieri.
Certi conduttori mi hanno chiesto di illustrare in 2 minuti: l’illuminismo o il problema energetico,
innovazione e ricerca, fantascienza ieri e oggi, insegnamento della scienza nelle scuole, scienza e religione,
ragioni per non occuparsi di miracoli, esoterismo, spiritismo.

Per innalzare i livelli culturali occorre, dunque, che chi gestisce i mass media: decida di disseminare conoscenza,
elimini chi lo fa in modo noioso o fuorviante, provi in pratica se non sia possibile ingaggiare bravi comunicatori
che raccontino cose serie in modo rigoroso e drammatico riuscendo a motivare i giovani e a infiammarne le menti.
Per ottenerlo facciamo partire campagne di opinione e sommergiamo i decisori di lettere ed e-mail di incitazione e protesta.

La divulgazione fatta su giornali, riviste, radio televisione non dovrebbe essere così essenziale.
Sarebbe normale che fosse la scuola a insegnare nozioni, concetti, idee, abilità in tutti i settori culturali
-: umanistici, scientifici, tecnici, economici, informatici. Purtroppo non è così. Gli insegnanti non vengono
addestrati a insegnare in modo efficace: solo i migliori fra loro (e non la maggioranza) imparano
a comunicare in modo attraente e motivante le cose che sanno e si impegnano ad aggiornarle continuando a studiare.
Per redimere le nostre università dovremmo attrarre e arruolare le migliori menti mondiali per le nostre università,
laboratori, centri di ricerca, industrie avanzate. I politici non menzionano nemmeno il problema e i decisori
pubblici e privati non sono spronati a prendere decisioni positive e moderne da un'opinione pubblica poco informata.
I livelli di cultura, specie nelle discipline e nei settori moderni sono troppo bassi.
Se non li innalziamo non potremo avere un avvenire civile e prospero basato su impegno e successo
in ricerca scientifica e in innovazione tecnologica e organizzativa.
 
 
Eraklito 2000
 
 
 
Associazione Verso il Cenobio
 
Edizioni Cantagalli
 
 
 
 
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