Recensioni
Il Giornale - Gilson e lo spirito dell`affetto intellettuale. - di LUCA DONINELLI
Data:   06-06-2008
Gilson e lo spirito dell`affetto intellettuale

LUCA DONINELLI

La curiosità per questo splendido libretto (Caro amico e collega. Lettere di Étienne Gilson ad Augusto Del Noce, Cantagalli, euro 18,50) mi è nata dal nome del curatore, Massimo Borghesi, filosofo tanto geniale quanto understated, per il cui pensiero - che, da letterato beota quale sono, posso concedermi con moderazione - nutro vera ammirazione.

Borghesi, in una magistrale e rigorosa ricostruzione del rapporto che nacque, a Venezia, nel 1964, tra il grande pensatore francese e l`allora giovane filosofo controcorrente italiano, ci introduce in un clima intellettuale la cui eccezionalità si può comprendere sempre meglio con l`allontanarsi di quegli anni. Che erano sicuramente anni drammatici (tutti

gli anni sono drammatici), anni di guerra fredda, anni nei quali non tutti i soprusi e non tutte le stragi giungevano alla nostra conoscenza, anni di sogni poi irrisi dalle migliori intelligenze del nostro Paese.

Eppure oggi, meglio di allora, ci è possibile apprezzare un clima di libertà intellettuale e di fecondità creativa - che è sempre frutto di una struttura morale ben salda - del quale sono sempre più numerosi coloro che ne sentono la mancanza.

Étienne Gilson, uno dei due «dioscuri» (come li definì Gustavo Bontadini, l`altro era Maritain) del neotomismo francese - sempre che il neotomismo si addica a tutto l`arco dell`opera gilsoniana - fu autore di alcuni fra i testi più importanti del `900, tra cui Lo spirito della filosofia medievale, che cito perché, dovendolo studiare, potei apprezzarne anche la magnifica tessitura letteraria:

Gilson era anche un grande scrittore. Al tempo dell`incontro, Del Noce era ancora un giovane sconosciuto, senza cattedra e senza pubblicazioni in volume. In questo epistolario noi possiamo seguire passo passo la scoperta che l`allora ottantenne nume fece del valore e della portata del pensiero di un gigante che la nostra cultura ha dapprima relegato nel novero dei «reazionari» per poi diventare troppo ignorante per poterlo rivalutare in modo adeguato. Ma a volte stare nell`ombra giova: guai alla fretta di sdoganare a destra e manca! Quel che è certo è che in tempi come i nostri, nei quali la libertà di pensiero, e quindi il pensiero, non gode di salute eccelsa, la riscoperta di una storia di stima e affetto intellettuale fondata non sulla piaggeria ma sul lavoro ci riconforta, e ci fa credere che, se è stata possibile, potrà esserlo ancora.
 
 
 
 
 
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