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IL FOGLIO - IL MANIFESTO PER CREDENTI E NON CREDENTI DI ANTISERI E GIORELLO
Data:   01-10-2008
Cosi un dialogo-duello sulla libertà si trasforma nell`elogio del relativismo Quello del confronto tra credenti e non credenti sui temi della fede, della ra- gione, della libertà. dei limiti della scienza, del significato di laicità, è ormai un frequentato genere letterario. Per citare gli ultimi titoli, dopo "Dio? Ateismo della ragione e ragioni della fede" (Marsilio), nel quale dialogano il cardinale Angelo Scola e l`ateista Paolo Flores d`Arcais, sono usciti in questi giorni "La variabile Dio. In cosa credono gli scienziati?" (Longanesi), nel quale il gesuita astronomo di Wojtyla, George Coyne, e il Nobel perla fisica Arno Penzias dibattono di compatibilità tra scienza e fede sollecitati da Riccardo Chiaberge, e "Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti" (Bompiani), di Dario Antiseri e Giulio Giorello, con una ricca postfazione di Silvano Tagliagambe, Doveva all`inizio essere un duello tra il cattolico "pascaliano" Antiseri, e I`"ateo protestante" Giulio Giorello. Poi, strada facendo, si è aggiunto Tagliagambe, studi oso del mondo ortodosso, al quale sono affidate considerazioni conclusive ed equanimemente critiche nei confronti dei due interlocutori. Tutti e tre hanno presentato ieri il libro a Milano, insieme con Vito Mancuso, il cui fortunato saggio "L`anima e il suo destino" (Raffaello Cortina) è più volte chiamato in causa nel ragionamento di Giorello, in quanto "colpevole" di porsi il problema della verità in relazione alla libertà. In realtà, più elle un manifesto (che presupporrebbe consonanze maggiori) il libro di Antiseri e Giorello offre ai due amicicontendenti l`opportunità di sintetizzare, fuori dagli specialismi, il rispettivo pensiero su ciò che intendono per "relativismo". Termine da entrambi, per motivi diversi, valorizzato e riabilitato. Addirittura esaltato, nel caso di Giorello, che lo lb coincidere, nella sua espressione più pragmatica, con l`idea stessa di libertà, o quantomeno con il suo irrinunciabile presupposto. La sfida palese è alla condanna che nel 2005, in un`omelia a San Pietro, l`allora cardinale Joseph Ratzinger (più volte definito, nel dibattito di ieri, "il convitato di pietra") comminava alla "dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie". Ma la dittatura, dice Giorello, è quella degli assoluti, e quindi assolutista è chiunque si ponga il problema della verità. Giorello prende a prestito una definizione di Antiseri (opposto del relativismo non è la verità bensì l`assolutismo), per criticare le "pretese leggi di natura, in base alle quali normalizzare i comportamenti", e prima di concludere che, se religione deve essere, "non è il monoteismo ma il politeismo che può risultare migliore sotto il profilo del mantenimento della concordia civile. Dario Antiseri, nella risposta a Giorello, si dichiara d`accordo sull`idea del relativismo come "fallibilismo" alla Peirce, il filosofo americano che teorizzava "l`inevitabile fallibilità di ogni opinione". Ma se Giorello si sente libero perché "di nessuna chiesa", Antiseri si sente libero perché "di una chiesa", Libero di sapere che la ragione è fallibile, che "non è capace di fondare in nodo univoco e incontrovertibile i valori". Con Pascal, Antiseri pensa che "la morale non trova il suo porto nella ragione, lo trova nella fede, nel Dio dei cristiani". In quest`ottica, "la filosofia non salva" e la scienza "non risponde, per principio, alle domande più importanti per noi". Per questo, piegare la religione alla politica è male, mentre una sana accezione del relativismo è quella riconosciuta come positiva dallo stesso R.atzinger in ambito politico, quando nel 2003 scriveva in "Fede, verità e tolleranza" (Cantagalli): "Non esiste un`opzione politica che sia l`unica giusta. L`elemento relativo, la costruzione della convivenza umana ordinata secondo la libertà, non può essere assoluto - il crederlo fu appunto l`errore del marxismo e delle teologie politiche". E anche il problema del relativismo "sta nel concepire se stesso come illimitato". Ogni totalitarismo è figlio di verità umane assolutizzate, ripete Antiseri. Il rispetto che si deve a ogni essere umano, allora, "non è un teorema scientifico, è una scelta etica; il rispetto della vita non è esito di una disputa scientifica, è una scelta etica". E invita Giorello a riconoscere che anche il suo rispetto per la libertà di tutti scaturisce dall`humus della tradizione cristiana. Non è stato Karl Popper ad aver scritto che "gran parte dei nostri scopi e fini occidental i, come l`umanitarismo, la libertà, l`uguaglianza li dobbiamo all`influenza del cristianesimo"?
 
 
 
 
 
 
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