Recensioni
Il Lupo che insidia le Pecore - di Francesco Corsi
Data:   23-01-2009
Presentiamo tre testi che possono chiarire tante dinamiche di vita a cominciare dal testo “Pecore e Pastori” scritto dal Cardinal Giacomo Biffi con la consueta arguzia che contraddistingue le sue opere.

Una riflessione importante sul tema del gregge in dialogo con la figura del pastore. Parole che sentiamo dire fin dal catechismo, ma che non sempre abbiamo chiare e anzi finiscono spesso per essere abusate nel loro significato dando origine a confusioni e pressapochismi.

Essere “politicamente corretti” nel rispetto delle pari opportunità può interessare al “mondo”, ma non è detto che interessi a Gesù Cristo che più che ad essere “adulti nella Chiesa” invita ad essere nèpios piccoli e semplici come bambini.

Il lupo che insidia le pecore non è una metafora, ma corrisponde alla realtà operante del male che persegue un progetto antitetico a quello divino e che sperimentiamo nella vita quotidiana.
Senza timori di apparire “fuori tempo” Biffi mette in guardia dalle lusinghe di Satana che opera nella vita quotidiana in modo concreto al di là delle pure speculazioni teologiche. Per fortuna il Buon Pastore dice “Non temere, piccolo gregge, perchè al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno”.

Al “Regno” viene assegnato un ruolo di centralità in funzione del fatto che bisogna vivere nel mondo senza essere del mondo. Il pastore condivide la vita del gregge eppure non si lascia trascinare né condizionare dalle abitudini e dalle contingenze del gregge. L'Emmanuele è infatti l'altissimo irraggiungibile (quindi al di sopra di ogni influenza storica) e il vicinissimo “Dio con noi” che entra e accompagna nella storia le sue pecore.



“L'amore insidiato” del cardinal Carlo Caffarra, secondo volume del dittico “Non è bene che l'uomo sia solo” entra nelle profondità della struttura dell'amore coniugale. Attraverso un linguaggio accessibile e scorrevole siamo condotti nel cuore del dramma della soggettività contemporanea.

Senza mezzi termini vengono messe a nudo le dinamiche che conducono l'uomo di oggi all'incapacità di amare l'altro e di prendere quindi decisioni di matrimonio indissolubili. Una soggettività disgregata vive il rapporto di coppia con la noia dell'abitudine. Questo dipende dall'aver, fin dal primo momento, basato il rapporto di coppia su di un'esteriorità autoreferenziale che non comunica con la dimensione orginaria e interiore dell'amore.

Se l'occhio può stancarsi della luce, un cuore non si stanca mai di attingere a quella Sorgente di Amore inesauribile che è Dio.
Il tema di apertura del libro non a caso è “Il male” che prende contemporaneamente sembianze morali e metafisiche. I “maestri del sospetto” interpreti del pensiero negativo che investe il Novecento condannano l'uomo alla disperazione di un'esistenza condannata al non senso. Se la cultura viene degradata a “epifenomeno dell'animalità”, come dice Rosanna Ansani nella bella introduzione, non c'è più spazio per la ricerca di qualcosa come la verità e il senso della vita, perchè l'essenza dell'uomo è un'animalità in preda alla tirannia del caos.

Se “è l'intelligenza umana la prima dimensione ad essere insidiata” allora bisogna ripartire dall'identità della persona. Per ricostruire l'architettura dell'edificio del “chi siamo” , il pensiero cristiano devve affrontare la sfida del nichilismo metafisico, la sfida del cinismo morale, la sfida dell'individualismo. La risolutezza contro le seduzioni del male è necessaria alla riscoperta di quel “prima”, di quella dimensione di Dio irriducibile a qualsiasi altra cosa, nella quale nasce la libertà di un amore che è dono e non egoismo.

Eventi come quello della PA, procreazione assistita, rapresentano uno messa in crisi della reciprocità della coppia che si scolla aprendosi a tutte le possibilità che il desiderio individuale può richiedere.

Caffarra conclude con una frase di Benedetto XVI desunto dall'Enciclica Deus Caritas Est: “Dio non ci ordina un sentimento che non possiamo suscitare in noi stessi. Egli ci ama, ci fa vedere e sperimentare il suo amore e, da questo “prima” di Dio, può come risposta spuntare l'amore anche in noi”.




Ma il lupo può anche smembrare le pecore attraverso la dittatura del relativismo che Gabriele Kuby
ci presenta nell'attualissimo Gender Revolution
“Il vecchio termine sex in uso per differenziare sessualmente l’uomo dalla donna è stato sostituito presso le Nazioni Unite e l’Unione Europea dal termine gender” termine scelto ad indicare il sesso come un gusto arbitrario, come una questione di scelta culturale e non come una condizione di natura ben definita dalla biologia.
Il pensiero attuale diffuso nega l'oggettività del bene, instilla il dubbio che bene e male siano concetti relativi alla propria soggettività chiusa in se stessa.
Il considerare relativo al soggetto percipiente qualsiasi aspetto della vita diventa una dittatura:
un tale schema mentale non ammette che vi possa essere una dimensione di verità da cogliere con la ragione e con la fede e da condividere.
La dittatura del relativismo è in qualche modo figlia delle ideologie totalitarie caratterizzate dalla stessa rigida autoreferenzialità incapace di aprirsi al mistero dell'incontro con l'Altro come evento ricco di feconda novità.
Negare la possibilità di una verità che trascende il proprio modo di vedere le cose significa ammettere come una unica visione accettabile giusto il proprio modo di vedere le cose, il punto di vista relativo.
La tanto sbandierata “tolleranza” risulta essere uno stratagemma per insediare al potere la dittatura del relativismo. Si tratat infatti di una tolleranza attiva che “si è trasformata in un programma sociale utile per disattivare tutte le filosofie, le religioni e le norme sociali che accampassero pretese di verità”
“Chi solleva la pretesa di sapere che cosa siano il bene e il vero viene considerato un intollerante
e viene per questo motivo combattuto”.
Se il pensiero precede l'azione come il fulmine precede il tuono, allora è possibile attraverso il linguaggio cambiare la società; a tale propsoito è stata introdotto tale termine “gender” per sostituire la parola sesso.
Kuby individua nell'unione Europea l'alfiere della rivoluzione gender che identifica nella libertà di esprimere il proprio punto di vista religioso il germe di un pericoloso assolutismo, e che assimila tale libertà di espressione al crimine contro l'umanità. Una tolleranza che per favorire il “diverso” azzera in realtà il punto di vista di quanti detta tolleranza individua come suoi nemici.
Così questa tolleranza fa bella mostra di se azzerando il dialogo con chi la pensa diversamente, magari tacciandolo di oscurantismo.
I ragazzi nelle scuole “Apprendono lì come la sessualità sia appagamento ludico, come l’orientamento sessuale possa essere liberamente scelto e come debba essere dato sfogo agli impulsi omosessuali
così che la personalità possa non subirne danno.”
Nella dittatura del punto di vista relativo non c'è posto per il punto di vista cristiano.

Francesco Corsi
 
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