Recensioni
Dio e la maschera - di Francesco Corsi
Data:   09-03-2009
Di fronte al clima di alienazione che stiamo vivendo nei giorni in cui le certezze economiche globali vacillano, nel clima post-moderno di frammentazione sociale, riflettere sui fondamenti delle strutture sociali può essere utile a rifare il punto della nostra “navigazione”.
È normale perdere la bussola, disorientarsi in un clima nel quale tutto sembra indifferenziato, quasi una “notte in cui tutte le vacche sono nere”; i testi di Giampaolo Crepaldi “Dio o gli dèi” e “Ti credevo un altro” di Carlo Di Cicco forniscono una mappa che coglie i punti nevralgici del nostro vivere quotidiano e mette a fuoco la concretezza del nostro essere “umanità” e “individui” a un tempo, quel tempo che la Chiesa aiuta a scandire e a cogliere come opportunità.
Il rischio di spersonalizzazione è elevato, il concetto di “vero” diventa opzionale e viene anzi costantemente messo in discussione, sacrificato sull'altare di una asfittica libertà e di una non ben chiara “ragione” del progresso tecnico.
Tutto è opinabile, persino il volto dell'uomo si confonde con indefinite maschere che diventano feticci, dèi senza eroi: questo è il non senso di ciò che chiamiamo nihilismo e relativismo.
In “Dio o gli dèi” Mons. Giampaolo Crepaldi pone immediatamente all'attenzione il tema della questione antropologica: l'uomo da solo non si salva. La ragione se si rende completamente autonoma da Dio finisce per adorare dèi che la rendono molto simile all'irrazionalità.
La questione sociale come afferma Paolo VI nella Populorum progressio (1967) interessa tutto l'uomo e tutti gli uomini. Coglie nella concretezza il progetto di Dio su tutta l'umanità, nessuno escluso. Non si tratta di teoria, ma di realtà storica nella quale assume centralità una visione dell'uomo che funge da tessuto connettivo.
La Chiesa non si riduce ad agenzia etica e sociale, ma la sua missione è molto più articolata e profonda.
Nel mettere a fuoco la visione antropologica coglie l'uomo come “essere” relazione. L'uomo non “ha” relazioni, ma “è” relazioni. Emerge la dimensione del tempo come chiamata che illumina tutte le relazioni dell'uomo. Una chiamata che dona un respiro aperto alla libertà, perché le persone agiscano nell'armonia di cuore e ragione. La dimensione del cuore, della fede, viene invece brutalizzata da un tecnicismo che sembra essere divenuto l'unico punto di riferimento. Tutto si riduce a problema tecnico, a problema di lavoro, a problema economico. “Non si creda che i problemi morali o spirituali siano altri rispetto a quelli del lavoro. Il problema del lavoro è l'uomo che lavora, e l'uomo che lavora non è solo lavoratore. Egli è uomo in tutte le dimensioni”, osserva Mons Cr epaldi. “Chiudendo il riferimento a Dio, per dirla con Benedetto XVI, i conti non tornano!”.
Marx riteneva la religione come alienazione dell'uomo che nasce dall'alienazione sul lavoro, Giovanni Paolo II vede l'alienazione umana che deriva dalla separazione da Dio. Non c'è tecnica che ci possa “interconnettere” se non si connette la libertà interiore che si apre all'Altro. Famiglie unite grazie alla tecnologia che consente comunicazione e spostamento rapido, sono in realtà spesso molto lontane, disegnando monadi chiuse nelle quali c'è disperazione e solitudine.
Unità del genere umano non è “forzata reductio ad unum”, omologazione e appiattimento che forniscono le ideologie e la tecnica autoreferenziale ( facce della stessa medaglia ).
“La fede cristiana non anima alcuna forma di collettivismo”: per realizzare comunione in spirito e libertà non c'è bisogno di schiacciare le personalità o annullare le differenze, ma anzi le si valorizzano al massimo.
La visione cristiana può per questo essere efficace aiuto per risolvere i problemi della globalizzazione, in quanto articola meravigliosamente il rapporto unità - molteplicità, universalità - località, apertura - chiusura, dialogo - omologazione. Il Cristianesimo è in effetti dinamismo e relazione “vera” nella vita che propone una visione di Persona più ampia possibile, al punto da includere nel concetto di persona anche la vita nella fase del concepimento e nei momenti più critici della vita, quando la tecnica pretende di non considerarla più tale.
La libertà di coscienza viene quindi fondata su “altro da sé”, sulla dignit à della persona umana e non sulla sua capacità di essere cosciente. Essere che prevale sul “performare”... l'uomo in effetti non è un prodotto tecnico che si produce da sé... ma è vita donata.
La copertina di “Ti credevo un altro” di Carlo Di Cicco mostra significativamente le maschere che mettiamo sul volto del prossimo non riconoscendovi mai Dio. Solo se ci lasciamo conquistare dall'amore evitiamo di finire in aspra polemica tra laicisti e credenti. Aprendo la Bibbia, si scopre un Dio che è vivo, che parla di sé, un Dio che è Altro, lontanissimo, che a volte sembra una fiaba, ma che invece parla al nostro quotidiano e, aiutandoci a sognare e a sperare, ci aiuta a vivere meglio la realtà cogliendo le opportunità della vita che ci passano davanti e non tornano più.
L'autore ritrova un giorno una vecchia Bibbia, letta da giovane nel sessantotto, l'anno degli studenti carico di aspettative e di senso critico; quella Bibbia sottolineata con matita rossa e blu, rivela una straordinaria possibilità per giovani ed adulti di liberarsi dalla paura e di accendere una speranza che rimetta in moto la società.


 
 
 
 
 
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