Recensioni
TIENANMEN, UNA MATTANZA COME QUELLA DI KATYN. di Domenico Bonvegna
Data:   08-06-2009
Che cosa capitò davvero la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 in piazza Tienanmen a Pechino? A questa domanda ha cercato di rispondere padre Giancarlo Politi invitato dal direttore di Mondo e Missione, Gerolamo Fazzini, per l’incontro del 4 giugno scorso organizzato dal Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) in via Mosé Bianchi a Milano. Dopo due mesi di proteste degli studenti universitari di Pechino che chiedevano più democrazia e soprattutto da mangiare, ormai nelle mense non si mangiava più, si giunse all’epilogo, il massacro della notte del 3 giugno. I dirigenti del Partito Comunista cinese decisero di farla finita con gli studenti, il presidio di polizia di Pechino si rifiutò di sparare sugli studenti inermi, hanno dovuto portare altri presidii e pare che siano stati anche drogati per fare il criminale servizio.
Gli aguzzini hanno utilizzato i carri armati, gas lacrimogeni, armi automatiche e lunghi coltelli, si sparava a chiunque, l’ordine del partito era di fare piazza pulita, sgomberare la piazza. Quasi tutti gli studenti erano feriti al petto e perdevano molto sangue.
Padre Politi quella sera del massacro si trovava a Pechino, tra l’altro vicino alla piazza, con la pianta della piazza in mano ci ha descritto cosa è successo. Piazza Tienanmen, la più grande al mondo, ha 5 uscite, quella sera sono state bloccate tutte dall’esercito, quindi le migliaia di studenti presenti nella piazza non hanno avuto vie d’uscita, sono rimasti bloccati e per cercare di sfuggire alla mattanza perpetrata dai carri armati andavano avanti e indietro per la piazza. I carri, in pratica sono passati anche sopra le tende dove stavano molti studenti accampati affamati e disidratati. Quindi le vittime non sono 2.600 come hanno detto le fonti governative ma almeno il triplo. Un’esecuzione sommaria come quella degli ufficiali polacchi a Katyn. Un massacro che le autorità cinesi hanno subito cancellato, bruciando perfino i cadaveri, ancora oggi oscurano ogni minimo riferimento alla strage del 1989.
Sotto piazza Tienanmen esiste una città nascosta, racconta Politi, piena di palazzi, uffici, dove sta la numenklatura del Pcc, addirittura ci sono grandi autostrade, pronte per fare uscire i capi comunisti, che tra l’altro non girano mai per la città. I carri armati che hanno fatto la strage sono usciti da sotto la piazza. Chai Ling, una dei leader degli studenti del 1989, ha raccontato la scena del massacro, fuggita in clandestinità ha consegnato il nastro di registrazione alla stazione televisiva TVB di Hong Kong. La TVB ha dato una sua traduzione inglese del testo cinese, pubblicata dal quotidiano Hong Kong Standard del 12 giugno 1989. Cina Oggi, supplemento di Asia News, ne ha fatto una traduzione italiana che il sito www.missionline.org ripropone – in ampi stralci - per i navigatori, in questi giorni.
E’ un racconto drammatico quello di Chai Ling da far ascoltare agli studenti in tutte le scuole, si può leggere il testo sul sito del Pime.
“Gli studenti si rivolsero alla polizia facendo uso di megafoni e dicendo: "La polizia del popolo ama il popolo, non colpisce il popolo". Ma prima ancora che lo studente che stava parlando finisse la frase, un poliziotto lo prese violentemente a calci gridando: "Chi ti ama?". Poi con un manganello colpì lo studente sulla testa. Questi cadde a terra…
Alle 21, tutti gli studenti nella piazza alzarono la mano destra e giurarono: "Qui giuro di promuovere la democrazia e la prosperità della mia patria e di difenderla dalla possibilità di venir rovesciata da un piccolo numero di persone. Io sono disposto a sacrificare la mia vita ed il mio sangue per proteggere la piazza del popolo finche l'ultimo di noi non muoia".
Alle 22 venne fondata l’"Università della Democrazia" nella piazza. Il nostro vice-comandante, Zhang Boli, divenne il rettore dell'università. Molta gente inviò le proprie congratulazioni. L'università venne fondata a fianco della Statua della Democrazia.
Mentre noi applaudivamo, tuttavia, il viale Changan era già pieno di sangue. Gli aguzzini usavano carri armati, armi automatiche, lunghi coltelli e gas lacrimogeni per attaccare la gente. Sparavano a chiunque gridasse uno slogan o tenesse in mano un sasso. Gran parte della gente perdeva sangue dal petto. Tutti gli studenti che ritornavano nella piazza erano ricoperti del sangue dei feriti”.
Il cardinale Joseph Zen nell’editoriale di Mondo e Missione del numero di giugno-luglio scrive: Vent'anni fa gli studenti di Pechino hanno chiesto pacificamente un cambiamento. È un crimine volere un governo senza corruzione, più libertà e giustizia? Molti dicono: «È tempo di guardare oltre. La repressione era necessaria per la stabilità del Paese».
Ma è davvero cosi? Possiamo far finta che non sia successo niente? Come può un crimine così orrendo essere «utile»? No, quel massacro non fu affatto inevitabile e non ha portato nulla di buono - Continua monsignor Zen - Se le pacifiche richieste degli studenti e dei lavoratori fossero state ascoltate, se avesse prevalso la linea del dialogo di Zhao Zhiyang - il leader che scese tra gli studenti e fu poi detenuto fino alla sua morte -, la storia di questi ultimi vent'anni sarebbe stata assai migliore per il nostro popolo. I responsabili del massacro non hanno alcuna giustificazione. Invece di impartirci lezioni di patriottismo, dovrebbero rispondere, davanti al popolo e alla storia, del crimine che hanno commesso.
Noi cristiani onoriamo le vittime del 4 giugno come martiri a cui rendere omaggio e da imitare. Abbiamo un obbligo morale e civile: portare a compimento la loro missione. Sono morti per un ideale, e noi cattolici li associamo a tutti coloro che si sacrificano per un valore e ai 120 martiri di Cina canonizzati da Giovanni Paolo II. Come il sangue dei martiri è seme di fede cristiana, così possa il sangue dei martiri di Tiananmen irrigare il suolo della Cina e far fiorire una primavera di libertà, giustizia e pace. Sembra che l’appello del cardinale sia stato preso sul serio, almeno 150 mila persone hanno partecipato, il 4 giugno alla veglia illuminata dalle candele che da 20 anni si tiene ogni anno al Victoria Park, di Hong Kong, per ricordare le vittime del massacro di Tiananmen e per chiedere giustizia e democrazia in Cina.

Rozzano MI, 6 giugno 2009
Festa di S. Norberto vescovo DOMENICO BONVEGNA
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