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L Enciclica del Papa, profonda lezione di economia della vita- di Francesco Corsi
Data:   17-07-2009
Con la Lettera Enciclica CARITAS IN VERITATE, introdotta da Mons.Giampaolo Crepaldi, ci troviamo di fronte ad un punto di elevatissima sintesi del pensiero del Santo Padre.

I termini Carità e Verità rappresentano la realtà inscindibile che fonda l'essere umano nel divenire della storia. L'amore, infatti, senza la "purificazione" della verità che interpella costantemente lo sforzo culturale della nostra ratio, rischia di sfociare in mero sentimentalismo che non si occupa della concretezza dei rapporti umani. Ecco perché un amore rivolto all'umanità non può prescindere dallo sviluppo reale e articolato delle situazioni concrete e quindi economico-politiche dei popoli. Significa prendersi cura dell'uomo, della mirabile sintesi di bisogni materiali e spirituali che realizzano una vita umana dignitosa.

Il sottosviluppo si radica in una disarmonia di carità e verità, quando la sete di potere e l'arrivismo dei potenti impedisce la "coltivazione" dell'essere umano per salvaguardare interessi egoistici.

I problemi sono quindi più profondi rispetto alle classificazioni di comodo che si possono tracciare ponendo questioni di Nord e di Sud o di classificazioni ideologiche spartendo il mondo tra coloro che stanno dalla parte giusta e quindi si professano "etici" e coloro che vengono relegati alla fazione sbagliata.

Il problema non è di un gioco di parti, ma di porre a tema la questione antropologica in modo profondo e non di superficie. Tanto profondo da incontrare Dio in un'interiorità che dialoghi armoniosamente con la realtà esterna, con la dimensione pubblica.

La Carità che sgorga come un Dono di Dio dal profondo del cuore dell'uomo o si incontra con la Verità, con la disponibilità di ognuno a confrontarsi con la realtà viva e percepibile della dimensione sociale o potremmo dire che è inutile "cembalo sonante".

Solo se c'è l'apertura genuina della fede, la ragione trova quella luce che le consente di uscire dalla tomba dell'egoismo dove c'è solo ideologia e potere fine a chi lo esercita e non alla crescita delle persone.

La speranza che emerge nella Spe Salvi, impedisce alla ragione di innamorarsi di se stessa autocelebrandosi in un delirio lontano dai bisogni veri degli uomini. Ecco perché il tema finanziario è fondamentale parlando di questioni spirituali. Se la finanza si distacca dalla pratica reale dell'economia e diventa artificio tecnocratico volto alla produzione di utili iperbolici a vantaggio di pochi e in un ristretto lasco temporale, diventa gioco speculativo che si innamora di un dannoso tecnicismo privo di ogni aderenza alla verità e all'etica.

Così afferma Benedetto XVI: "la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l'uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo, esprime la tensione dell'animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di "coltivare e custodire la terra" .

La tecnica è strumento affidato alla libertà dell'uomo e non si deve distaccare dalla visione "culturale" dell'essenza umana, abbisognando quindi di "pensiero".

E ancora "la libertà umana è propriamente se stessa, solo quando risponde al fascino della tecnica con decisioni che siano frutto di responsabilità morale. Di qui, l'urgenza di una formazione alla responsabilità etica nell'uso della tecnica. A partire dal fascino che la tecnica esercita sull'essere umano, si deve recuperare il senso vero della libertà, che non consiste nell'ebbrezza di una totale autonomia, ma nella risposta all'appello dell'essere, a cominciare dall'essere che siamo noi stessi."
L'essere che noi stessi siamo sembra quasi un tema astratto, da libri di filosofia, ma si rivela invece il più concreto possibile in quanto legato alla coltivazione paziente che la pedagogia della tradizione millenaria della Cristianità può fare in armonia con gli Stati.

Ma il cristianesimo in questo processo di formazione, non può essere vissuto come un'appendice, come una sovrapposizione di fede che si aggiunge alle motivazioni di una ragion pura kantiana che sussisterebbe autonoma.
E' qui il nodo del problema, perché la fede, animata dalla speranza, permette alla ragione di cogliere quell' "accadere", quell'"irrompere" nella vita dell'uomo di quello che per la mentalità comune è perlopiù sconosciuto.
Il concetto del "Gratuito", del dono ricevuto e reso con fiducia: esso deve diventare uno dei fondamentali ingredienti di un'economia che voglia apprestarsi a superare una crisi di livello planetario. Solo se si crede con fede nella comunità nella quale esiste uno scambio non vincolato esclusivamente dalla regola scritta e controfirmata e ci si apre verso una dimensione inclusiva di interscambio votato al bene comune, allora l'economia può andare incontro all'uomo.

E' necessario andare oltre categorie di Profit e non - Profit pensando che ogni profitto che sia orientato alla crescita fisica e morale degli uomini è positivo. Il problema non sta nel profitto da vivere quasi come una colpa, ma nel cuore dell'uomo che piuttosto che strumentalizzare il profitto a soddisfazioni effimere, ne faccia tesoro personale in armonia con la società.
La possibilità dell'uomo è legata alla capacità della fede di accettare che il "ricevere" preceda misteriosamente il "fare". Da una grammatica dell'uomo che si ritiene l'unico costruttore prometeico della società, ad una dimensione in cui privilegiato è l'ascolto di un "senso" che l'uomo non fabbrica con le proprie mani, ma gli viene incontro se decide di aprirsi al dono della carità.
Il positivismo materialistico riduce tutto a fatto e prodotto, inscritto quindi in una logica di cieco utilitarismo. Così cancellando la dimensione la dimensione del dono, della gratuità che sorprende, come quando si ama senza chiedere il tornaconto, la contemporaneità tecnocratica sta cancellando proprio la dimensione più evidente della gratuità. La famiglia viene minata alla base in simultaneo attacco alla dignità della vita. Dove prevale la visione autonoma, materialistica e utilitaristica della vita, c'è la pretesa del controllo delle nascite e persino della fine della vita.
La Bioetica acquista un ruolo importante di fronte all'esigenza di difendere il gratuito sorgere della vita sapendolo riconoscere come dono.
Osserva Benedetto XVI: "Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell'uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale."
La natura è l'occasione per l'uomo di vivere ed è degna per questo di rispetto: ben diverso è farne l'unico punto di riferimento pensando che dalla sola natura giunga all'uomo ogni risposta e salvezza.
Se la società perde al proprio interno la capacità di attuare un'ecologia"umana", perde anche la dimensione dell'economia come strumento di crescita da condividere a livello planetario e ne deriva anche la catastrofe ambientale.

Il Santo Padre affronta in quest'ottica il tema della globalizzazione: essa non va vista né come un processo necessario e inevitabile, né come un mostro che annulla l'identità dei popoli. Va vista piuttosto come opportunità legata al sano progresso tecnologico che può consentire agli uomini di attuare logiche di sussidiarietà.
Se finora ha prodotto spesso disastri ambientali e sociali, ciò è avvenuto da un lato nel segno della logica dello sfruttamento e di pari passo nel metodo di un paternalismo assistenzialistico che non si è preoccupato di educare, ma soltanto di utilizzare la copertura ipocritamente "etica" nel nome di affari a vantaggio di pochi e volti ad un'applicazione del potere liberticida e antidemocratico.
Nell'introduzione osserva Mons. Crepaldi: "Se i beni sono solo beni, se l'economia è solo economia, se stare insieme significa solo essere "vicini", se il lavoro è solo produzione e il progresso solo crescita. se niente "chiama" tutto ciò ad essere di più e se tutto ciò non chiama noi ad essere di più, le relazioni sociali implodono su se stesse."
Il Papa fa capire al mondo che "L'economia infatti ha bisogno dell'etica per il suo corretto funzionamento; non di un'etica qualsiasi, bensì di un'etica amica della persona."
"La religione cristiana e le altre religioni possono dare il loro apporto allo sviluppo solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica".
Le religioni possono instaurare un dialogo che per essere autentico e sensato tenga conto delle identità e delle specificità religiose evitando sincretismi e facili accostamenti dottrinari, dove il punto nodale della relazione va cercata nella categoria medesima di relazione radicata nell'essere; categoria che una ragione illuminata dalla carità deve sforzarsi di cogliere.
Questa è la responsabilità che in quanto abilità etica a fornire risposte per l'uomo può indicare vie alla politica e all'economia planetaria a partire dal cuore dell'uomo che accoglie l'irrompere del messaggio della carità evangelica.

Cita Benedetto XVI: «La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,9-10).

Francesco Corsi

 
 
 
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