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Camillo Ruini invita alla seria e urgente questione di Dio - di Francesco Corsi
Data:   02-11-2009
Ne "Il caso serio di Dio" appena edito da Cantagalli di Siena, il cardinal Ruini sottolinea che l'obbiettivo primo del pontificato di Benedetto XVI è la riapertura della strada che porta a Dio partendo dal “Protagonista”, da Gesù Cristo. Per fare questo è necessario interrogarsi sull'essenza della preghiera. Per questo motivo il Papa si concentra sul tema liturgico che è la base sulla quale si edifica il popolo di Dio. Molte sono state le polemiche sul Motu proprio che riammette l'uso della liturgia preconciliare e quelle sulla apertura ai Vescovi lefebvriani.
Benedetto XVI propone un ermeneutica della riforma secondo la quale il Concilio Vaticano II introduce elementi di novità nella Chiesa, ma in continuità con la tradizione cattolica. Il Papa osserva che la Chiesa è fatta di uomini ed ha un corpo di carne che cresce e si evolve nella storia; il riferimento però che va sempre tenuto presente è che lo Spirito è un Dono di Dio. Per questo motivo occorre evitare soggettivismi e personalismi che non permettono un approccio vero.
La razionalità scientifico-tecnologica, che dichiara di agire per il benessere dell'uomo, esercita però una leadership che sta cancellando il fondamento umano.
Occorre ribadire la libertà dell'uomo di fronte ad una visione dittatoriale che presenta come un valore l'assenza di valori.
L'insistenza sui temi bioetici e antropologici da parte della Chiesa non è meramente speculativa e “dottrinaria”, ma è finalizzata a mettere in guardia dalla deriva relativista.
Vivere veluti Deus daretur - come se Dio esistesse - è una strada che può essere percorsa da tutti anche dai non credenti.
La preghiera è lo strumento che consente di realizzare questo misterioso rapporto tra il nostro io e il Tu divino.
La rivelazione Biblica mostra un Dio che non è “otiosus” come nel politeismo greco, ma prende l'iniziativa parlando all'uomo.
E questa è la svolta grandiosa di una mistica non chiusa in se stessa, ma calata dentro la storia, reale.
Nella società contemporanea del consumismo e del successo, la preghiera rischia di rimanere soffocata. Si riduce così quello spazio in cui il “Protagonista” parla al cuore dell'uomo. Il macro processo di secolarizzazione ha trovato man forte nell'ateismo di Stato “promosso sistematicamente dai regimi comunisti”; esso però è fallito “poiché la fede e la preghiera sono sopravvissute al suo attacco e anzi, ... mostrano una nuova vitalità nei paesi passati attraverso quell'esperienza”.
Ma vi è anche un ateismo non dichiarato che pur non affermando l'inesistenza di Dio nega il Suo essere Persona. In tal caso allora se Dio non ha le caratteristiche di Libertà della Persona e si riduce ad una sorta di sfondo oscuro dell'Universo, l'intero universo diventa cieca necessità dove non si capisce come possano aver luogo l'intelligenza e la libertà.

Non è possibile poi comprendere il ruolo della Chiesa nella società se non si chiarisce la nozione di laicità: assistiamo infatti ad un “nuovo scisma” tra cattolici e laici in funzione del nuovo significato che ha assunto la parola “laico”. Oggi essere laici significa contrapporsi polemicamente a tutto ciò che è religioso.

Il Vaticano II ha posto invece le basi per una vera conciliazione tra Chiesa e modernità affermando che non c'è contrapposizione nel dichiarare la centralità sia dell'uomo che di Dio. Il contenzioso scaturisce dalla concezione che l'uomo sia riducibile esclusivamente alla sua fisicità e le norme morali del cristianesimo vadano censurate in nome delle libertà individuali.
Benedetto XVI dimostra invece che esiste un legame intrinseco tra liberalismo e cristianesimo. Anche chi non accetta l'esistenza di Dio può vivere “come se Dio esistesse” condividendo quel bene comune che fonda la società e la democrazia, accettando che il cristianesimo abbia il compito di suggerire non tanto “come vivere”, ma “perché vivere”.

Ruini in questo volume approfondisce anche il tema dell'emergenza educativa invitando il mondo politico a preoccuparsi non soltanto degli aspetti tecnici, ma piuttosto del “capitale umano”.
La disciplina, tanto avversata nel '68, può essere riscoperta come strumento che infonde fiducia e forgia il carattere delle future generazioni.
Del resto se l'universo è strutturato in base a delle leggi, non si capisce perché non si debba ricercare la forma e la regola anche nella vita sociale ed educativa.

Il Cardinale conclude il suo saggio riflettendo sulla grandezza dell'uomo di produrre cultura, La sua coerenza logica e la sua creatività estetica denotano una capacita innata nel riconoscere la bellezza e il senso morale, come se essi si imponessero al di là di meccanismi psico-fisici e di convenienze evoluzionistiche.
La prova dell'esistenza di Dio non può essere fornita incontrovertibilmente, ma investe sicuramente la questione pratica di chi siamo e quale sia il senso della nostra vita.
 
 
Eraklito 2000
 
 
 
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