Recensioni
Un filosofo e la luce del mistero - di Giovanni Gentili
Data:   09-08-2010
Carlo Rossi, La luce del mistero, Cantagalli editore, Siena 2010

Se è vero, come è vero, che grande, grandissimo e insondabile, è il mistero, il perché, della vita e dell’universo (a che, tante facelle?, si domandava Leopardi), che la fede ci induce a credere opera enigmatica di un Dio creatore, non c’è invece nulla di misterioso in quello che è, secondo il Vangelo, il compito e il destino dell’uomo: l’uomo è chiamato all’amore reciproco (amatevi come io vi ho amato) e, venuto il grande giorno che non ha domani, dopo l’evento inspiegabile della morte, a passare, quale promessa di Gesù risorto, a miglior vita, a un altro mondo celeste di beatitudine dove rivivere in Dio i propri affetti in una eternità che non sembrerà troppo lunga.

Alla luce di questo misterioso invito all’amore e alla fiducia rivoltoci da Dio stesso, l’autore ci offre un prezioso vademecum di consigli per interpretare al meglio la parte assegnata all’uomo, quella di amarsi reciprocamente, ciò però non toglie che accenni, sia pur brevemente, alle grandi domande che l’uomo si pone, domande che la ragione formula, ma alle quali non trova risposta se non lasciando al cuore l’ultima parola.

Una di quelle domande riguarda il male tra gli uomini: su questo punto il vangelo stesso ci da spiegazioni esaurienti: l’uomo è lasciato libero e quindi può fare il male, e così come esiste una “comunione dei santi” per cui le azioni buone si propagano al di là del tempo e dello spazio, esiste anche un perverso contagio del male: secondo K.V. Laurikainen questa concezione religiosa non è più esclusa dalla rappresentazione scientifica del mondo dove viene ormai accolto il principio di non località per cui gli effetti si propagano al di là di ogni vicinanza di luogo e di tempo. Inoltre è presente l’opera distruttiva di Satana, un soggetto poco raccomandabile più volte richiamato da Gesù. Naturalmente la presenza del demonio nel grande progetto divino per noi rimane inspiegabile.

Una domanda che l’autore non si pone, ma che oggi è sempre più frequente, é quella relativa al male che riscontriamo nel mondo animale: la legge del più forte e quella della selezione naturale ci sembrano incompatibili con una creazione ispirata all’amore, mentre molti aspetti della natura (terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche) ci appaiono come nemici dell’uomo, fenomeni ai quali, secondo Lucrezio, gli Dei assistono indifferenti nelle eteree stanze. Queste domande ci inducono a una umile attesa di quel giorno in cui Dio ci dirà benevolo “Finalmente ora tu sai”. Ma prima di quell’ora siamo chiamati a dominare la nostra superba pretesa di conoscere e a non porci troppe domande ma “ristare al quia” e a svolgere al meglio il proprio ruolo.

E appunto su questo tema di dipana il racconto che vede protagonisti una giovane coppia ai suoi primi passi, siamo al viaggio di nozze, e poi alle prese con l’educazione di una vispa bimbetta all’inizio e poi giovane ragazza. Ma prima di raccontarci questa vita di coppia e di genitore, il protagonista ci riferisce di un sogno dove diversi importanti personaggi (tra cui Liszt, Botticelli, santa Chiara, Raffaello e infine Socrate) gli forniscono molte indicazioni: più l’uomo vuole conoscere, più si perde, inviti a considerare la realtà come espressione di insondabile mistero e a attenersi ad alcuni canoni ben precisi, quali la moderazione nel proprio agire, la serenità nel valutare le circostanze, l’umiltà nella ricerca di Dio in chi soffre e attende il nostro affetto; la tolleranza verso l’altro, le sue verità, il suo essere. L’unico scopo del vivere è amare tutto, sempre, amare contro ogni senso, amare con il cuore senza legarsi le mani con l’intelletto e i suoi dubbi, abbandonandosi alla volontà di Dio.

Con questi insegnamenti, il protagonista affronta da prima l’esperienza dell’amore coniugale come accettazione di tutto ciò che Dio volesse mandare ai novelli sposi in una reciproca donazione di sé, per poi passare al capitolo più corposo che è quello dedicato all’educazione della figlia. Queste pagine (“Il ritorno e l’esito) sono una vera guida all’educazione dei figli e nel contempo alla piena maturazione dei genitori, in un’ottica cristiana.

L’amorevole padre e il devoto compagno dell’amata sposa scandaglia tutti i problemi che si presentano nella vita comune “un sereno viaggio nell’unione più intima che esista. Proprio come una piccola trinità, il padre la madre e la figlia si uniscono in una sintesi radicale che li realizza pienamente” (pag. 56).

Si deve da prima predisporsi al nuovo compito liberandosi da rancori, paure, confusioni, ansia e disprezzo di sé. Dio è il re della pace, del perdono del sorriso. Purificato l’animo in questo modo, occorre coltivare l’altruismo, la serenità, l’accettazione reciproca, la dolcezza, il rifiuto del rancore e del risentimento. Coltivare la semplicità accettando tutto senza paura e senza orgoglio e convincersi che il bene più grande della vita è amare il prossimo.

Poi, rivolgendosi alla figlia, il protagonista passa a elencare diverse regole: la compassione, il rispetto verso gli altri e la natura, la sollecitane verso il povero e il sofferente, l’umiltà nell’operare, il rispetto, la mitezza, il silenzio, la concentrazione, il culto e l’affetto verso chi ci ha preceduto (parenti, nonni, antenati), la serenità, la concentrazione, la pazienza, l’ordine, la disciplina, il coraggio, la sincerità, l’altruismo, la temperanza, la carità. “La felicità, così insegna alla figlia, è l’incontro tra il progetto del Signore e la nostra libertà”.

Le esortazioni alla figlia si arricchiscono di esempi e aneddoti e si concludono con un invito a vivere la vita come un miracolo, come un mistero tanto più chiaro e tanto più fornito di senso quanto più trionfa l’amore.

Giovanni Gentili
 
 
 
 
 
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