Recensioni
IL PROGETTO GRANDIOSO - Stephen Hawking
Data:   04-09-2010
In questa sua ultima fatica, Stephen Hawking, il fisico inglese che siede sulla cattedra che fu di Newton, ha inteso affermare che l'Universo non ha bisogno di Dio per giustificare la propria presenza.

Non è tanto una questione di Teologia, quella sollevata da Hawking, quanto di Filosofia pura. Il tema è precisamente inerente alla domanda cruciale posta da Leibnitz: "Perché esiste qualcosa piuttosto che il Nulla?".

Stefano Zecchi, sulle pagine de Il Giornale del 03/09/10, ha commentato che Hawking elude questa domanda. No: lui, invece, risponde precisamente e dice "perché così vogliono le leggi della Fisica". L'errore di Zecchi è pretendere da un fisico una risposta in senso teleologico: il fisico è una delle più alte espressioni di quello spirito prettamente meccanicistico che i Greci hanno consegnato al destino dell'Occidente; si tratta dunque di un approccio "speculativo" e non di tipo "meditativo", com'è tipico invece delle culture orientali. Dunque, per quanto attiene all'inquadramento culturale del problema, la posizione di Hawking appare del tutto corretta.

Tuttavia, dal punto di vista filosofico in senso stretto, cioè analizzando la questione da quel lato meccanicistico che è proprio di noi occidentali, la conclusione del fisico è del tutto errata.

Hawking non tiene conto della lezione di Parmenide, per cui "l'essere è, e il nulla non è". Se c'è l'Essere, allora il Nulla - semplicemente e assolutamente - non esiste.

Ebbene, chi scrive, in un lavoro recente ("Sul Dio dei filosofi: elementi di Teologia Razionale tra Logos, Matematica e Gnosi", Atrium XII/1 - 2010), ha sottoposto a critica profonda la pretesa giudaica di una creazione "ex nihilo", perché se il Nulla "non esiste" neppure Dio può creare dal Nulla. Ne deriva la tesi che la Realtà non può che essere una emanazione della divinità stessa, ovvero una sua diversa espressione. E' Dio la ragione suprema per cui esiste qualcosa piuttosto che il Nulla e tale ragione è dominio esclusivo della Trascendenza, dunque inevitabilmente imprescrutabile all'Uomo.

Dal punto di vista squisitamente tecnico, l'errore di Hawing si riflette nella pretesa di far rientrare il concetto di "Probabilità" (le ormai celebri "bolle statistiche" della fisica quantistica) in seno al dominio del Nulla, il che è una pesante contraddizione: perché ci sia "probabilità" ci deve essere necessariamente una "realtà" sottostante. Il Nulla, invece, è assenza assoluta di qualsiasi valore, che questo sia "in atto" o che sia considerato soltanto "in potenza". Il concetto di "Probabilità" non può essere estraniato dal contesto oggettivo del continuo spazio-temporale.

Mirco Manuguerra

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