Recensioni
Di chi ci possiamo fidare?
Data:   19-09-2009
di Paolo Togni.



Ho parlato la settimana scorsa della gestione del servizio idrico integrato, ponendo in evidenza come l’ignoranza dei gestori politici e l’incompetenza dei loro tecnici di fiducia producano spesso norme contrarie alla buona gestione della cosa pubblica e quindi all’interesse dei cittadini. Varrà ora la pena di fare un discorso più generale sui motivi che hanno spinto i nostri governanti a disporre norme contrarie alla libera concorrenza dicendo che servivano ad introdurre principi di liberalizzazione.

Negli ultimi tempi alcuni spiriti e menti deboli, turbati dalla crisi economica, hanno sentito il richiamo delle certezze connesse ad una forte presenza della mano pubblica: la tipica reazione da bambino che chiama la mamma quando è in difficoltà, innescata da una non riconosciuta, ma vissuta, consapevolezza di incapacità e dalla conseguente paura del futuro. Infatti solo chi ritiene di non essere in grado di far fronte da solo ad una situazione difficile chiede a chi stima più forte di assisterlo e guidarlo. E a chi abbia buoni motivi per non fidarsi di se stesso e delle sue capacità nella gestione del futuro, quale soggetto può apparire più forte e capace dello stato? Apparire, beninteso; perché quanto a essere veramente capace…E poi da questo affidarsi non può venire alcun bene, perché lasciarsi gestire significa attendere di essere sottoposti ad un trattamento uguale per tutti a prescindere da meriti e da capacità, cioè lo stabilirsi di quella condizione che intorpidisce prima, atrofizza poi, nervi e muscoli di una società e la indirizza ad un inevitabile destino di decadenza: meno benessere, meno libertà, dittatura dichiarata o strisciante.

La nostra società appare confusa e priva di spinte, come ha scritto quel rapporto del Censis che è redatto da persone che di questa situazione negativa portano qualche responsabilità, avendo condiviso l’approccio ideologico che l’ha determinata: il social-comunismo in tutte le sue forme ed articolazioni e l’ignobile lettura della dottrina sociale cristiana ad esso asservita. Rifacendosi a quelle posizioni, apparentemente rassicuranti, sono stati spenti fisicamente molti milioni di uomini; ed è stato in molti casi inaridito gran parte del potenziale di progresso che è, sempre e comunque, il più importante patrimonio dell’umanità.

Non è possibile alcuna conciliazione tra coloro che amano e difendono la libertà dell’individuo e quelli che le antepongono l’organizzazione statale. E’ su quest’argomento che l’Italia e non solo, è divisa in due: una spaccatura che spero non si rimargini.

tognipaolo@gmail.com

 
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