Recensioni
Vittorio Sgarbi premiato dal Centro Lunigianese di Studi Danteschi - su Gazzetta di La Spezia
Data:   29-05-2012
Vittorio Sgarbi sabato scorso 26 maggio ha ricevuto a La Spezia il Premio assegnato dal Centro Lunigianese di Studi Danteschi PAX DANTIS e supportato dalla splendida organizzazione del club Lyons di La Spezia, che ringrazio sentitamente, nella magnifica location panoramica del ristorante La Terrazza a Porto Lotti.

Nel contesto abbiamo presentato il saggio "L'ombra del divino nell'arte contemporanea" edito nella collana "Il Cenacolo dei Filosofi"nella bella edizione dell'Editore Cantagalli, dove campeggia sulla copertina la Corona santa, con spine e rose di Agostino Arrivabene.
Un'immagine che può evocare una bella frase di Nietzsche: "il greco conosceva i terrori e le atrocità dell'esistenza, ma li velò per poter vivere, una croce nascosta tra le rose..."
Vittorio Sgarbi è un uomo che conduce una battaglia costante per la Bellezza, difendendo luoghi d'arte deturpati da incuria e scontrandosi con una critica che inseguendo mode e interessi economici valorizza opere d'arte che in molte occasioni mettono in scena un patetico spettacolo del brutto, dove si sviluppa un gusto perverso per la negazione della bellezza cosmica e piace dare risalto a sconcertanti opere coprofile. Nei tempi che stiamo vivendo si è sviluppato un gusto per la negazione della tradizione, per la presa di distanza dai grandi del passato che assume toni spaventosi. Sgarbi testimonia una contemporaneità che può essere libertà d'espressione e di originalità anche se si colloca all'ombra del divino. All'ombra dei giganti del passato l'artista può trovare tutta la libertà di interpretazione che può veder nascere opere armoniche che coinvolgono e travolgono spiritualmente, così come possono segnare una radicale distanza dai maestri, introducendo elementi nuovi, anche minimali. Non si può dire che Sgarbi sia il critico che ama solo l'arte figurativa, ma si può dire che ami l'arte ricca di significato che coinvolge lo spettatore. Quell'arte che nel testo definisce come arte "implicata", " che ci coinvolge e ci travolge nella sua dimensione spirituale", come ad esempio il citato Rothko che dona senso mistico agli spazi in cui lavora progettati da Renzo Piano.
Sgarbi è tra gli intellettuali d'eccellenza che prendono parte alla Visio Dantesca dove la pace non può che essere figlia della luce e di un'armonia dove si profila un'esperienza mistica di vita che è autentica ricerca di verità e di escatologia. In questa ricerca fatta di stratificazione culturale, fatta di lavorio intellettuale, non c'è timore di scontro con la versione del "politicamente corretto" che ci lascia sprofondare in un multiculturalismo simile a quella "notte in cui tutte le vacche sono nere".
La presentazione è stata introdotta dal Prof Giuseppe Benelli, al quale sono debitore per i preziosi consigli e per gli insegnamenti. Il Professore ha scaldato il cuore della sala con una delle sue vive narrazioni che fanno percepire ogni sfumatura dei luoghi e degli incontri. Benelli mi ha insegnato l'importanza della storia locale, delle pietre nelle quali i sentimenti e le vicende sembrano imprimersi. Evocando così i suoi primi incontri con il critico d'arte ha parlato dell'ombra del divino come di quella dimensione che informa l'architettura della nostra tradizione.
Il Presidente del Centro Lunigianese Studi Danteschi Mirco Manuguerra ha consegnato poi il Premio a Sgarbi. Manuguerra si è pronunciato con determinazione contro la cultura relativistica, argomentando contro quanti ritengano di utilizzare concetti scientifici come quello della relatività di Einstein, per dedurne il relativismo epistemologico e , a ruota, etico. Si può essere spiriti liberi, peccatori, senza per questo disconoscere che una verità vi sia e disconoscere tutto ciò che ha edificato una sapienza millenaria come quella della Chiesa , ad esempio.
Voglio spendere due parole su questo testo dal titolo enigmatico "L'ombra del divino nell'arte contemporanea", per ritornare a quelle belle giornate in compagnia di Vittorio Sgarbi immerso nel suo consueto vortice. Un vortice di emozione, di passione, di gusto, di amore per la vita, da essere bevuta fino all'ultimo sorso. In Vittorio, al di là del personaggio famoso, è riconoscibile un amore genuino per la vita fatto di grande rispetto per ogni persona che con lui vuole interloquire, non solo per le belle donne come ama narrare la cronaca del pettegolezzo, ma per chiunque abbia pensiero da proporre. In Vittorio vige la logica dell' ET ET e non dell'AUT AUT. Con Vittorio è facile sentirsi rapiti dalla bellezza, specialmente quando racconta Venezia percorrendo il Canal Grande. E proprio a palazzo Grimani, mentre contemplavo le decorazioni di Zuccaro, mi trovai davanti alla "Visione dell'al di là" di Bosch. Le tenebre che preludono ad una luce ultraterrena.
Nella stessa serata sbocciò il titolo del saggio che chiedevo con insistenza al critico d'arte. Verso le tre di notte nella hall dell'Hotel assistetti all'illuminazione del Professore: mi guardò e mi disse "ho trovato il titolo , L'ombra di Dio nell'arte contemporanea" ... Un saggio che più che formulare teorie pure, si radicasse nella concretezza dell'esperienza degli artisti chiamati a realizzare opere sacre per la cattedrale di Noto in ricostruzione. Ecco che Noto diventa occasione di sperimentazione di una contemporaneità artistica chiamata a raccontare il religioso, all'ombra dei grandi artisti. Un' ombra che sia esaltazione di ogni singolo artista piuttosto che mortificarne lo slancio e l'afflato. Oleg Supereco che affresca con tecnica antica la volta, il caro amico Francesco Mori che realizza vetrate con un tratto classico che si impadronisce del gusto del colore che rapisce in una sorta di estasi mistica contemporanea. Mario Donizetti, Roberto Ferri e Ottavio Mazzonis , uno dei più grandi pittori che non ha potuto finire il lavoro perché deceduto, ma nei cui bozzetti ravvisiamo forse l'ispirazione ad Arduino che negli anni 50 dipinse la volta ispirandosi a Tiepolo, prima che crollasse di nuovo. Vediamo Giovanni Tommasi Ferroni, Matthew Spender, Robert Altmann, Agostino Arrivabene, ma anche Valentino Vago che dipinge la luce della Resurrezione mediante un linguaggio minimale e delicato, talmente astratto e informale da risultare distante nella tecnica figurativa dagli altri, ma vicino nell' "implicazione" concettuale e simbolica.
Nel novecento il tema del sacro si dissolve: nel clima post risorgimentale in cui lo stile diventa locale e prevale il pittoresco rispetto al sacro, viene a mancare quell'unità di linguaggi artistici che era presente fin dal Rinascimento. Noto è occasione di un raccordo di linguaggi e di esperienze artistiche che provengono da ogni dove. Ogni artista è un dio nella sua unicità, nella sua assolutezza nella quale tuttavia condivide tratti comuni, simboli, espressività. Più che essere sciamano è creatore della meraviglia, come fosse un demiurgo.
E a Noto vive un continuum che è anche rinnovamento nella contemporaneità; all'ombra di quel divino che pervade la nostra storia d'occidente.
Francesco Corsi
Il Cenacolo dei Filosofi
 
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