Recensioni
La parola ritrovata di Fabrizio Guarducci -intervento di Philippe Daverio a Firenze
Data:   02-04-2014
Questo libro, La parola ritrovata di Fabrizio Guarducci, l’ho annusato, l’ho guardato, ne ho letto dei pezzi, e mi hanno spinto la voglia di comprarlo
Dove è la parte più intrigante di questo lavoro? In una fenomenologia attuale che è tra le più curiose e coinvolgenti che ci possano essere.
Noi siamo finalmente usciti dal ventesimo secolo, il ventesimo secolo è stato catastrofico, brevissimo, contorto, è iniziato a Sarajevo è finito a Sarajevo, e soprattutto è stato un secolo nel quale le problematiche umane e politiche sono state così potenti che i passatempi dell’umanità tipo la scienza, la filosofia e le arti sono andate in secondo rango.
Nel campo della Scienza vanno sempre di pari passo la Filosofia e le Arti, e infatti dopo il ’18 sostanzialmente questi tre meccanismi si fermano e riprendono oggi. Per questo che mi interessa il suo libro, perché chiunque oggi si metta di nuovo in gioco ad affrontare il tema della ricerca scientifica è partecipe di una mutazione attualmente in corso, dove stiamo ritornando a costruire la storia.
Diventa importante il libro, perché tentare di capire il drammatico effetto dell’impoverimento linguistico sulle generazioni attuali, apre una serie di domande molto serie. Ad esempio, come mai gli uomini del Paleolitico erano più belli, erano più grandi, rispetto a quelli del Neolitico? Come mai nelle grandi mutazioni evolutive di tipo sociale avviene la perdita di estetica? La risposta la dà Gutenberg. Quasi negli stessi anni viene realizzata a Ferrara la famosa “Bibbia di Borso d’Este”, un migliaio di pagine che è stato scritto dagli amanuensi più bravi che esistevano e illustrato da ben ventuno pittori, lavoro di sette anni; con la stampa rispetto alla miniatura degli amanuensi, il crollo dei valori estetici è pari al crollo dei valori estetici che avvengono dal Paleolitico al Neolitico.
Cosa c’è di più brutto al mondo di una pagina del Web? L’umanità ha fatto un balzo avanti cosi forte che il sistema linguistico non è stato in grado di adeguarsi, non ha assunto la complessità che sia articolata quanto lo è la crescita della capacità comunicativa, è esattamente il momento che stiamo vivendo oggi, è quello che ci sta succedendo, cioè il pensiero attualmente in corso è una roba nuova; è per questo che il pensiero è ripartito
Galileo dice “Se il mondo dei numeri mi racconta la verità vuol dire che io sono vicino a Dio”, ecco noi oggi siamo in una fase del genere, stiamo di nuovo immaginando che un mondo di numeri sappia di più di quanto non esista. I frattali di Mandelbroth, ad esempio, non esistono: matematico di origine ebraico russa, vissuto a Parigi nella metà del XX secolo, fa ricerche sui “frattali”, numeri che si replicano all’infinito all’interno di loro stessi. I frattali portati sul computer generano un’immagine che prima non c’era. Ciò che era matematica diviene realtà. Questo è il formidabile dibattito in corso d’oggi, finalmente, il minimalismo di Popper, viene lasciato come un momento di testimonianza del vuoto.
La macchina è ripartita e tutti quelli che indagano su questa macchina fanno un buon lavoro, complimenti.
Philippe Daverio
 
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